Dead Meadow – Old Growth

Dead Meadow – Old Growth

Ecco l’attesissimo nuovo album di questi folletti che vivono in boschi persi nel tempo. I Dead Meadow sono tornati con un altro intenso lavoro. È molto bello trovare delle certezze in ambito musicale e la band finora non ha mai deluso né fan né critica. Amanti di un genere che va oltre la psichedelia dei seventies e capaci di stupire ad ogni nuova uscita, compreso il loro mastodontico live, i Dead Meadow si riconfermano come una delle band più ipnotiche e carismatiche dell’ultimo decennio.

Gli elementi che li contraddistinguono ci sono tutti anche stavolta. I progressi si spingono nel songwriting, che appare meno ostico nella fruizione. Suoni liquidi, wah-wah lisergici e basso malefico sono il biglietto da visita di “Ain’t Got Nothing To Go Wrong” brano d’apertura di “Old Growth”. Non ci crederete ma la seconda traccia, invece, sembra un blues rubato al John Lee Hooker più ispirato. Provate ad immaginare un incrocio fra la musica della band e il bluesman, dopo una cura di funghi allucinogeni che solo i nostri sembrano possedere, ed ecco il risultato che otterrete.

È tantissima la carne messa al fuoco dal gruppo, capace di rimettersi in gioco continuamente, mutando pelle in maniera proteiforme. “Down Here” è una ballata lenta e del tutto acustica, cantata a mo’ di nenia circolare. Andando avanti arriva del materiale davvero incandescente, come la potentissima e molto lisergica “Till Kingdom Come”, intrisa di effetti sulla chitarra, spinta da una ritmica ossessiva e intarsiata di riff che ricordano i momenti più alti del Dirigibile. “I’m Gone” sembra essere un vero e proprio omaggio a Neil Young di “Heart Of Gold”.

Quello che appare è il lungo lavoro apportato in composizione e la durata dimezzata dei brani, che stavolta sono molto più vicini al formato canzone. L’unica cosa che disturba in tutta l’opera è quel senso che pervade l’ascoltatore quando un gruppo di questo calibro si avvicina alla “normalità”. Forse non la loro opera migliore, ma sempre un gradino sopra molte produzioni inutili.