Dead Weather – Horehound

The Dead Weather – Horehound

Se è vero che gli eschimesi adoperano una decina di vocaboli per nominare la neve, Jack White conosce altrettanti modi per mascherare l’ennesimo album/progetto blues. Il deus ex machina dei White Stripes e dei Racounters, porta nella nuova formazione l’energia del chitarrista dei QOTSA, Dean Fertita, l’affidabilità del bassista Jack Lawrence, già compagno di scorribande nei Racounters e la carica felina della voce dei The Kills, Alison Mosshart.

L’iperproduttivo talento di Detroit torna al suo primo amore sistemandosi alla batteria dando così vita ad uno dei pochi supergruppi, nel quale il totale è sicuramente superiore alle semplice somma delle abilità dei componenti. Rispetto al blues vintage dei Racounters e alla primitività dei White Stripes, “Horohund” trattiene in sé un anima blues chitarristica con diversi trucchi e trovate stilistiche che lo rendono meno omogeneo di quanto si possa credere.

Si inizia con “60 feet tall” blues da western psichedelico che si fa apprezzare per il contrasto tra la batteria dritta, i riff regolari e il suono sporco e malaticcio. Altro pezzo chiave del disco è “I cut like a buffalo”, unico brano interamente scritto e cantato da Jack, sorprendente per una geniale virata dub al suo interno. In “Treat me like your mother” la Mosshart e J.W. fendono il pezzo a colpi di intrecci vocali e schitarrate di memoria led zeppeliana.

Lo scheletro blues di tutto l’album sostiene materia musicale gonfia di muscoli e chitarre hard capaci di dilaniare e trasfigurare, peraltro con ottimi esiti, “New Pony” di Bob Dylan. La varietà di spunti creativi emerge anche nella strumentale “Three birds”, ideale tema per un videogioco in cui si spara e s’insegue. La coda di “Horehound” non conserva veleno ma una sinuosa ballad blues nella quale le due voci riprendono a flirtare tra loro riuscendo a restituire la capacità del blues di leccare cuori sofferenti per far sgocciolare da essi pensieri perversi e irrisolti.

Irrisolutezza che ha poco a che fare con l’abilità razionale del Re Mida del “coolness”, capace di guadagnarsi recensioni entusiastiche da tutte le riviste di approfondimento politico e di moda. Fuori dai denti: Jack White è decisamente un paraculo che sa andare per la sua strada. Onore al merito e a chi sa (far) apprezzare il blues.