Death in June – The Rule of Thirds

Death in June – The Rule of Thirds

Esperimento: da una lista di nuove uscite scegli un gruppo da ascoltare solo perché inconsciamente ti attrae il nome. Sarà perchè siamo nel sesto mese dell’ anno, ma il mio occhio è stato subito circuito da quelle tre parole: Death in June. Il gruppo (si fa per dire in quanto l’artefice e padre del progetto è Douglas Pearce che si avvale per ogni album di nuovi collaboratori) è sulla scena dai primi anni 80 e cercatevi le sue rocambolesche vicissitudini in giro per la rete: qui stiamo per parlare del nuovo album, The rule of third. Qualsiasi cosa noi facciamo, ci ritorna indietro TRE VOLTE TANTO nel bene o nel male. Questa è la regola del TRE. Pearce non è un artista qualunque: ora vive in Australia, isolato dal resto del mondo, e la sua condizione esistenziale si sente in ogni traccia di questo lavoro.

Armato di chitarra, voce e alcune tracce campionate (a voi il compito di capire da dove provengano quelle voci, quei fantasmi solitari), fa esplodere in 13 tracce tutta la sua decadente visione delle cose. Pearce è etichettato come cantatutore folk, anzi neo folk: immaginatevi Nosferatu che inizi a cantare dopo aver succhiato l’essenza di Johnny Cash e Leonard Cohen. Infarcite tutto con continui riferimenti esoterici e mistici. Avrete una scarna ed essenziale visione della musica. Forse a tratti anche monotona e monocorde. Ma i Death in June sono questo e nient’altro, sono il sogno di una rinascita mitologica europea, sono testi infarciti di Rune e immaginario gotico.

La regola del tre mi si è rivolta contro dunque: chiunque ami il folk non può prescindere dalla visione ancestrale che ne offre Pearce. Anche solo per leggere i poetici nomi delle tracce, da The Glass Coffin Jesus, Junk and the Jurisdiction Ah ma la musica, vi chiederete voi? Il fatto è che con questo genere di dischi non ci si può soffermare solo su ciò che si ascolta. Pearce ci offre un’estetica, un approccio ad interpretare la realtà fuori dagli schemi. Invito tutti quindi a lasciarsi morire a Giugno ascoltando i monologhi e i proclami provenienti dal regno apocalittico di Pearce senza pregiudizi: il folk non potrà morire facilmente perchè raccoglie l’anima romantica dell’umanità .