Deus – Pocket Revolution

Deus – Pocket Revolution

Quando l’oscurità può illuminare. Le atmosfere di “Pocket Revolution”, quinto disco dei Deus, sono caratterizzate da un’ombra di inquietudine che si riflette sull’ascoltatore in modo automatico ed ipnotico. La band belga torna a incidere, rinnovata in tutti i suoi componenti (dei membri originali resta solo il leader Tom Barman), senza mai essersi sciolta, a sei anni di distanza da "The Ideal Crash", il disco della sterzata pop. L'inizio del disco fa ben sperare. Turbini di violini distorti introducono Bad Timing: un crescendo di emozioni che si divincolano tra la semplice natura della ballata e le esplosioni decise della potenza elettrica. Include Me Out è un sussurro; una ninnananna che culla l’ascoltatore con l’ausilio prezioso del synth e dell’armonica. La rabbia e la tensione sfociano in pezzi tirati ed elettrici (il Punk fa capolino con il suo caratteristico scoppio di chitarre e la sua violenza devastante in pezzi come Bad Timing e If You Don't Get What You Want), mentre la nostalgia e la malinconia sovrastano pezzi acustici e più intimistici (gli arpeggi di Include Me Out e Nothing Really Ends e la ritmica sussurata di Pocket Revolution trasposrtano in un’altra dimensione sonora). Sebbene colpisca la facilità di fusione tra elementi di solito molto lontani fra loro (il gruppo fa buon uso di elementi elettronici ai quali lega componenti acustici ed elettrici), gli arrangiamenti risultano in ultima analisi piuttosto minimalisti. L’impressione che si ha del disco è che sia un concentrato di due o tre idee interessanti ripetute per tutta la durata del lavoro. Troppo poco per una band del calibro dei Deus.