Devin Townsend Project – Addicted

Devin Townsend Project – Addicted

Secondo album di una tetralogia già programmata e da concludersi entro il 2010. Addicted segue con orgoglio il primo capitolo "KI" di questo frettoloso progetto. Townsend è l'uomo delle grandi imprese, i grandi progetti, le mille collaborazioni e le fortunate scoperte. Ed appare comprensibile quanto la sua iperattività discografica, con ben quattro dischi programmati fra il 2009 e il 2010, possa portare talvolta a passi falsi.

In realtà Addicted non lo è o almeno non lo è per la maggior parte delle testate musicali, che hanno premiato il disco con recensioni davvero molto generose. Mi spetta un ruolo difficile dunque. Ma partiamo con le sue parole riguardo al genere di musica che sentirete all'interno del cd, definita "melodic" e "danceable", ma "much heavier" di quella di "ki". Lasciate che vi dica quanto dopo aver letto queste sue dichiarazioni mi sia sentito confortato.

Cominciamo con il "melodic".
La melodia, se si prende il concetto alla lettera, c'è. Ed è, in tutti i casi, escluse alcune linee vocali performate dalla voce femminile di Anneke van Giersbergen estremamente banale e poco elaborata. Se vogliamo addolcire il termine, potremmo trovare molto piacevole la ballata del disco, "In-Ah!", ma che fin dal primo giro ci appare già sentita.

Continuiamo con il "danceable".
Vero. Non so dove, ma essendo un album Heavy Metal quasi tutto suonato in 4/4, può considerarsi ballabile.
Lascio a voi poi immaginare quanto il suono ruvido e graffiante delle chitarre di Townsend e Mike Cimino, sporcate quel che basta per confodere qualsiasi cosa che sia più articolata di un riff, l'insistente batteria da Ryan Van Poederooyen e un'uso della tastiera "ambient" possano rendere piacevole la danza.

Concludiamo con due parole sul "much heavier".
Effettivamente, rispetto a Ki, il discho risulta molto più duro, sotto tutti i punti di vista. Tutto sembra portato all'esasperazione. E' cattivo, ma lento e saturato. Se questa era l'intenzione, nulla da eccepire, forse solo un po' confusionario il missaggio vocale e delle tastiere.

Finisco con le note positive di questo lavoro, che non sono poi troppo poche, ma che forse non sono abbastanza.
La voce di Anneke, è una di queste. In generale le linee vocali (anche quelle di Townsend, a partire dalla quarta traccia) sono intriganti e in qualche modo entrano in netto contrasto con la base rigida e fredda di tutto l'album.
Questo contrasto, è una delle cose più innovative e piacevoli che troverete. Vi aggiungo la semplicità dei testi, mai troppo banali, e molte parti di sintetizzatore davvero interessanti che compaiono qua e là ma che con un missaggio a sfavore rischiano di cadere nel cono d'ombra per chi concederà al disco un solo ascolto superficiale.

Attendiamo con ansia il terzo capitolo (a mani giunte…).