Duffy – Rockferry

Duffy – Rockferry

La scia creata dal botto discografico di Amy Winehouse, e dal suo capolavoro BACK TO BLACK, ha portato le varie etichette ad abbandonare il pop patinato, stile Spears/Aguilera, per rivolgersi al vecchio e genuino soul, versante Motown o Stax, quello dove la voce conta più dei sintetizzatori per intenderci. Così, cavalcando i successi della divina Amy, della promessa mancata Joss Stone, ma anche della più timida Norah Jones, sono nate dal nulla la bambinona Adele, le coreografiche Pipettes e la simpatica Lily Allen. Ultima stella di questo new/soul è la giovanissima Aimee Anne, ventitreenne gallese al secolo Duffy.

In cima a tutte le classifiche, questa piccola e graziosa Brigitte Bardot d’oltremanica, anche se figlia palese di un progetto discografico tutt’altro che genuino, ha comunque qualche freccia nel suo arco, e questo ROCKFERRY, a parte alcuni cedimenti da classifica ( Serious e Marcy), risulta estremamente gradevole e soprattutto ben cantato.

Sin dall’iniziale “Rockferry”, è chiaro come tutti gli elementi presenti siano tasselli mirati di un piano studiato a tavolino, più che mezzi di una ricerca e di un fermento artistico. Il risultato è comunque buono e per chi ama un certo soul non sarà difficile lasciarsi cullare dalle soffici atmosfere di “Warwick Avenue” o dalla dolce cupezza di brani come “Sleeping stone” e “Hanging on too long”.

La piccola gallese dimostra di saper usare l’ugola in brani come “Syrup & Honey” dove la voce svetta su tutto il resto, mentre sfoggia personalità in pezzi come “Delayed devotion” dove omaggia senza sfigurare mostri sacri come Carole King o Carly Simon. Menzione particolare per il brano di chiusura “Distant dreamer” dove la promettente Duffy catapulta magicamente l’ascoltatore nelle atmosfere sognanti dei favolosi anni ’60, dalle parti di female/vocal/band come Shirelles e Ronettes.