Dylan, Bob – Together Through Life

Bob Dylan – Together Through Life

Perché continuare a produrre musica all’età di 68 anni? Perché insistere con la solita vita on the road? Diciamo la verità. Ce le siamo poste un po’ tutti queste domande non appena saputo dell’uscita di un nuovo disco di inediti di Bob Dylan. Domande che in effetti nascono spontanee se si pensa al fatto che il cantautore americano ha probabilmente accumulato nel corso degli anni uno dei patrimoni economici più importanti della storia della musica.

Chi te lo fa fare? Pensa alla famiglia direbbero i soliti maligni; gli stessi detrattori che screditano un artista non appena varca la soglia dell’età in cui si riesce a coinvolgere i media a suon di dichiarazioni al vetriolo o di passaggi musicali storici.

Bob Dylan non si ferma. Il fiume in piena che scorre nella mente di questo genio della cultura popolare americana non si può arginare. Impossibile costringere un poeta a non esprimersi; impossibile ingabbiare la creatività di uno dei più importanti cardini su cui si poggia la musica contemporanea. Prima con il Folk, poi con il Rock e ora con il Blues, il nostro non smette di stupire.

“Together Through Life” nasce, cresce e vive per il Blues (un disco così sporco e velenoso non si ascoltava da tempo). Sinuoso e fascinoso al punto giusto (come del resto la musica del diavolo insegna) l’album non cattura al primo ascolto: lascia che il suo germe si impossessi dei sensi dell’ascoltatore in maniera graduale, per poi non lasciarlo più.

Dylan è il produttore del disco sotto lo pseudonimo di Jack Frost, usato anche negli ultimi due album in studio. Il lavoro contiene struggenti canzoni d'amore similmente a quanto avveniva con il precedente album “Modern Times”.

Si tratta di dieci tracce scritte di getto, senza orpelli né artifizi che suonano in maniera arrogante e quasi sfacciata (Dylan è tornato a incidere con la sua band, rafforzata da David Hidalgo dei Los Lobos e Mike Campbell, già in forze alla band di Tom Petty The Heartbreakers). Il lento incedere di certi passaggi ricorda alcuni vecchi cantautori della tradizione americana mentre, per certi versi, le soluzioni più evocative ci riconsegnano il Dylan più sognatore di qualche decennio fa. Il tutto accompagnato da una voce (sbalorditivamente intonata a dir la verità) tanto roca quanto deliziosamente in tema con il suono graffiante del disco.