Elbow – The Seldom Seen Kid

Elbow – The Seldom Seen Kid

Il miglior modo di gustare un album è quello di assaporarlo poco a poco. Di coglierne gli aspetti nascosti man mano che lo si ascolta. Di stupirsi se riprendendolo in mano dopo tanto tempo non si riesce a fare a meno di sentire ininterrottamente quelle canzoni che sanno ancora di novità. Gli Elbow, al loro quarto lavoro, hanno confezionato undici canzoni in grado di attrarre la nostra attenzione e di tenerla fissa su di loro, grazie all’intensità di interpretazione e alla varietà di stile offerta.

La band, di Manchester, incide album ormai da dieci anni, periodo in cui ha saputo accattivarsi fans del calibro di U2, Blur e R.E.M. e si è imposta ad un pubblico variegato, sapendo muoversi a proprio agio fra brit pop, dream pop e rock alternativo.
The Seldom Seen Kid non si allontana molto dai precedenti album, eppure, elemento che dovrebbe essere presente in ogni band che si rispetti, concretizza una voglia di sperimentazione e ricerca di nuovi arrangiamenti.

Si parte da subito con il primo pezzo Starlings, essenziale quanto curata nei suoi suoni elettronici e rarefatti, dà un primo tocco di solennità all’album grazie all’orchestrazione e ai cori.
The Bones Of You ci ricorda gli Elbow dei primi tempi, nonostante sia pervasa da un’atmosfera orientale.
Mirrorball è la canzone da scoprire. Da ascoltare tante volte, per accorgersi del tappeto sonoro e delle sottili note al piano su cui viaggia la voce calda di Guy Gurvey.
Grounds For Divorce è il primo singolo estratto dall’album. Il suono cambia ancora, più forte e meno sofisticato, è il momento più indie pop del disco e infonde energia.

An Audience With The Pope è incentrata su di un’atmosfera retrò. La voce di Guy è perfetta per farci viaggiare negli anni Sessanta.
Altro momento di solennità è in The Loneliness Of A Tower Crane Driver, in cui gli Elbow dimostrano, se mai ce ne fosse bisogno, di essere dei veri maestri nell’alt rock.
The Fix è da citare per l’illustre collaborazione di Richard Hawley, che presta voce, calore e magia in un pezzo di gran classe.

Gli Elbow sono anche Mark Potter alla chitarra, Craig Potter alle tastiere, Pete Turner al basso e Richard Jupp alla batteria. Ragazzi di Manchester, che vivono degli stessi nostri sentimenti. Sensibili tanto da dedicare l’intero album ad un amico e artista scomparso, Brian Glancy, quel Seldom Seen Kid della copertina. E tanto sinceri da chiudere il lavoro con Friend Of Ours, una canzone che parla di lui, anzi a lui. E che gli dice schiettamente e con un filo di voce “Love you, mate”…