Elio e le Storie Tese – Studentessi

Elio e le Storie Tese – Studentessi

Gli Studentessi (probabilmente universitari, meno probabilmente tristi e solitari) Elio e le Storie Tese giungono all'esame di laurea con questo nuovo album ricco di ospiti, sorprese, reperti, citazioni ma soprattutto tanta tanta buona musica italiana.

Il loro piano di studi è ricco e variopinto perché, come già ebbero modo a dire in diverse interviste, dopo un po' si stufano a suonare uno stesso genere di musica per cui via ai più disparati incroci e miscugli di stili e tecniche

Proviamo a fare un percorso a ritroso: la prima citazione va al divertente (ma va?) "Single", inno alla vita solitaria, del compianto Feiez, usato una decina di anni fa come sigla di un programma radiofonico. Sempre dal passato arriva anche "La lega dell'amore", cantato con Bisio e portato in giro per l'Italia nello spettacolo di qualche anno fa "Coési se vi pare".

A proposito di ricordi, la sigla di Boris è stata riadattata testualmente e disseminata in 4 parti (come le stagioni) lungo tutto il disco, dando luogo a un surreale "Effetto Memoria" a cui partecipa anche un cantante romano di cui ora mi sfugge il nome, ma noto per la sua maglietta fina.

Arriviamo ora ai pezzi forti: la partenza è rigorosamente Prog, di quel prog italiano che limitarla a pochi minuti è veramente una sofferenza, ma il duetto con la Ruggiero ripaga subito l'ascoltatore che ora grazie ai nostri Studentessi ha una canzone in più da cantare sotto la doccia, "Plafone", facendo attenzione a non allagare il soffitto del vicino

Per restare in tema di duetti, buona la prova con Giorgia ma l'esaltazione Hard Rock di "Heavy Samba" rende questo pezzo in coppia con Irene Grandi il brano più caldo dell'intero cd: ascoltate la rocker toscana esplodere in una sequenza di "BBEBO" e vi verranno i brividi. E se un pezzo originariamente latino e chill out si trasforma in qualcosa di Hard, non vi meravigliate perché la traccia successiva è ancora più stupefacente: una mini-opera che partendo da sonorità italianissime (omaggio al Trio Lescano) si lancia verso il Metal più Death e Black che ci sia. Affiancato dalla Cortellesi infatti, questa volta Elio ci narra di come in realtà, ascoltando al contrario i brani di gruppi quali gli Adramelech, i Necrophobic e i Sadistic Intent, otteniamo messaggi di un buonismo estremo ("Ricordati di chiamare a casa quando arrivi sennò sto in pensiero").

L'album si rivela un inebriante amalgama di ritmi decisamente estranei al panorama musicale italiano più commerciale: ritmi non solo musicali ma anche vocali e metrici, come nel caso di "Tristezza". Il primo singolo estratto, "Parco Sempione" ti mette voglia di uscire nei parchi alla caccia dei famigerati quanto incapaci suonatori di bonghi, e di vomitargli in faccia il ritornello.

"La risposta dell'architetto" è un pezzo strano, il grido di dolore di Mangoni in salsa hip-hop (caricatura di Mondo Marcio e 50 cents), da riascoltare e da comprendere. Interessante la teoria su cosa accadrà se ci dovesse ingioare un Buco Nero "Supermassiccio", anche se mi ha poco convinto in generale, così come "Il congresso delle parti molli": due pezzi che, specialmente a livello di testi avrebbero potuto osare di più.

Vorrei concludere con due pezzi decisamente eccezionali e destinati a diventare un tormentone almeno nell'immaginario e fantasioso mondo delle Fave (il fanclub ufficiale di Elio) più accanite.
“Gargaroz”, il cui ritornello sicuramente vi suonerà familiare e vi permetterà di affrontare il logorio della vita moderna: una cavalcata sul filo delle sinapsi che ci trasporta dai film horror degli anni '70 fino ad ebay, alla ricerca di tonsille di contrabbando. Il titolo ripetuto dalla voce elettronica vi resterà nel cervello mesi e mesi e vi porterà ad acquistare migliaia di bottiglie di distillati di carciofo.

Non poteva mancare il Far West, tornato in auge negli ultimi decenni, e qui rappresentato con una ballata da fare invidia alle sessioni di Bruce Springsteen: banjo, chitarra elettrica, timbro vocale da Toro Seduto, "Heppa!" di sottofondo si mescolano sagacemente ricreando la tensione emotiva ideale per accompagnare la drammatica vicenda denunciata in questo brano. Perché gli indiani, di tutte le tribù citate nel pezzo, non accettano regali dai cowboys, così da terminare la spirale di violenza innescata dai terribili mandriani secoli fa? Solo un anacronistico Watusso sembra interessato al regalo dei cowboy. Non ci resta che voltare le spalle al pericolo e rifugiarci a bere un sorso nel bar di Brokeback Mountain.

Voto da Studentessi: 110cumlaude

Voto reale: 8,5