Esma – Energomash

Esistono musiche o meglio sperimentazioni sonore in grado di stimolare quella parte del cervello che mentre viviamo o crediamo di vivere, fa cose incredibili di cui neanche ci accorgiamo. Ed è in questo modo che prendono vita, secondo le dinamiche di un puro esercizio maieutico, libri non scritti, accumulati nel tempo dentro ognuno di noi, fatti di mille immagini e sensazioni, capaci di narrare in un unico istante molteplici storie. «Energomash», curioso titolo del nuovo album di Eugenio Squarcia, in arte ESMA (acronimo inverso di Artificial Music for Sophisticated Ears), edito da «La cantina appena sotto la vita », offre ben 14 tracce che operano sull'intelletto e la coscienza di chi ascolta proprio in questo specifico senso. Si inizia con Adagio k599 dove l'uso di suoni ambientali, finalizzato a suggerire una drammatizzazione narrativa, è sapientemente legato a toni più artificiali, elettronici e strane voci robotiche. Le stesse che si ritrovano in pezzi come Sparkaling, Die Hexagon, e non ultimo Roanoke in cui la voce magnetica e atonale nasconde in realtà una malinconica poesia neo-ermetica a cui Esma dà vita lasciando susseguirsi poche e semplici parole: "Ocean is waiting…don't seek for moisture in the Arabian sand. Meet me, at the world's end." Ma non mancano musiche più violente e virili, melodie marziali e in crescendo stile Vangelis/Blade Runner o ritmi più isterici e insolenti come nel caso del brano " Veudeville Intructions for a Quiet Life ». Ultima osservazione per «The lost garden of Heligan», dove la delicatezza del suono appaga con un gentile equilibrio tipico in natura delle cose perfette. « Energomash » dunque non è un semplice album, è rifugio, riparo, chimera, sollievo, pausa, silenzio, atemporalità. Musica senza né luogo, né spazio, introspezione maietuica per anime che sanno guardare lontano attraverso un udito inconsueto e visionario e proprio per questo necessarimente sofisticato.