Esma – The Lost Atoms

"Come you lost Atoms to your Centre draw,
And be the Eternal Mirror that you saw:
Rays that have wander'd into Darkness wide
Return and back into your Sun subside."

Da questi versi tratti dal poema persiano Il Verbo degli Uccelli, scritto nel 1177 da Farid ud-Din Attar, si espande la “filosofia ritmica” che Eugenio Squarcia, in arte Esma, ha voluto diffondere all'interno del suo ambivalente The Lost Atoms/The Last Atoms.

L'album prende vita da un’elettronica classica contemporanea di stampo minimalista che si disperde come gli atomi, come le energie come gli ultimi attimi dell'esistenza nel flusso sonoro, nel labirinto ritmico generato da Esma stesso.

Astrazioni vaghe, irreali e cinematiche pervadono le tracce dell'album tra inquietudini di bit evanescenti e minimali (The white road), sonorità cicliche (Where light is dim) e istanti malinconici di pianoforte (Autarky of the water, To a child dancing in the wind) Permangono altresì fluttui marini lontani (Somewhere 6AM), lunghe e intense deflagrazioni spettrali (No place for love and dream at all), violini incalzanti e sinistri (Edge of reason and the age of prudence).

Un buon album fatto di vuoti e pieni, rumori e silenzi, un universo compositivo pregno di suoni che si trasformano e di simboli nascosti da decifrare.