Fatso Jetson – Archaic Volumes

Grandi sin dalla copertina in bianco e nero, cartonata e con tanto di testi, il che ormai succede davvero raramente. Sono in quattro ma è come se avessero dieci teste pensanti per altrettanti dischi. I cugini Lalli si muovono snelli mostrando muscoli tonici, nonostante gli anni che li separano dal loro ultimo lavoro, e songwrinting eclettico.

La voce ci ricorda da subito i grandi dell’hard rock, leggermente ruvida, e potente, si staglia su riff soundgardiani, Jet Black Boogie, per un ritorno gradito e vincente, considerati i loro lungo otto anni di silenzio. Archaic Volumes è un disco con le palle che stritolerà i vostri pregiudizi, servendosi di fantasia e capacità tecniche che gli permettono d’essere un bignami fatto di hard rock, jazz, e psichedelia.

La loro originaria matrice stoner è pressoché inesistente oggi, offuscato, per fortuna, da una poliedricità invidiabile. I nostri strizzano l’occhio ai Queens Of The Stone Age in Play Dead mentre in altri brani spuntano armoniche sabbatiane e micidiali take che elevano significativamente la qualità del disco.

Here Lies boomer’s Panic, incredibile strumentale di natura crimsoniana, con sax impazzito, rimanda a Black Jazz, ultimo lavoro degli Shining. Veloci, dinamici e incapaci di stare su un ritmo per più di un minuto si dimenano, contorcendosi sinuosi fra i vari generi.

Il sax conferisce loro un’aurea sensuale. Cangianti, e lontani anni luce dai grossi nomi che negli anni novanta ne hanno offuscato il nome, i Fatso Jetson si prendono la loro rivincita dimostrando di avere più d’una cosa importante da dire.

Back Road Tar è stupenda nella sua veste rock, vicina agli attacchi sonici dei Fuzztones, con sassofono nervoso che raddoppia le linee melodiche della chitarra.

Chiude la ballatona Monoxide Dreams, posta in dirittura d’arrivo proprio come si faceva una volta. I toni si abbassano, la tensione si allenta nel dormiveglia melodico prodotto psichedeliche di chitarre (stra)fatte in un finale scintillante.