Fleet Foxes – Helplessness Blues

Per chi, come me aveva l'acquolina in bocca già da qualche mese, ecco finalmente uno dei sophomore album più attesi dell'anno: Helplessness Blues. Tralasciando l'ardua pronuncia, il secondo album dei Fleet Foxes è quanto di più semplice era lecito attendersi, nient'altro che il degno seguito del capolavoro uscito nel 2008. Se l'effetto serpresa è qui ovviamente svanito, rimangono però intatte tutte quelle peculiarità che hanno reso grandi Pecknold e soci: cori angelici, folk barocco e radici gospel a go go. Questi simpatici barboni di Seattle hanno deciso di fare le cose con calma ed anzi, gira voce che il disco fosse pronto già un anno fa, eppure Pecknold, proprio in fase di missaggio, abbia deciso di bloccare tutto, stravolgendo il prodotto iniziale. Il risultato è un album solido dove le melodie, punto forte dell'osordio, sono, se possibile, ancor più ampie ed i loro magistrali cori ancor più epici, e soprattutto aleggia in tutto il disco una solarità ed un entusiamo quasi del tutto assenti nell'esordio del 2008, molto più condito da un'aria malinconia e sommessa. L'opera si apre con "Montezuma" e siamo subito in pieno Fleet Foxes ' sound ! "Bedouin Dress" si attesta sulla falsa riga del brano precedente ma mostrando immediatamente quella solarità citata poche righe fa.
 Arriva "Sim sala bim" e come per magia abbiamo tra le mani un nuovo capolavoro delle "Volpi", il pezzo che noi Fleet Foxes dipendenti aspettavamo da tempo ! "Battery Kinzie" con il suo andamento forzato è forse il brano più debole del lotto, ma non per questo non si lascia ascoltare con piacere, mentre il pathos torna alto già con la successiva "The Plains/Bitter Dancer", un lungo intro crea le giuste aspettative per una ballata smaccatamente westcoast, in quota C,S & N. Anche se già edita dal lontano 31 Gennaio, la title track rimane uno dei brani più emozionanti del disco, un pezzo perfetto sotto ogni punto di vista che forse col tempo si attesterà come uno delle canzoni più importanti in assololuto per Pecknold e soci. La strumentale "The Cascades" abbassa notevolemente i toni ma proprio per la sua intimità non si limita ad un semplice diversivo introducendo degnamente la successiva Lorelai, ennessimo esempio della riscoperta solarità delle "Volpi".
"Someone you'd admire" apre una nuova parentesi bucolica d'intimismo e riflessione che prosegue con la successiva "The shrine/an argument", una bellissima ballata che ci mostra Pecknold in vesti inedite… Come a chiudere una giornata di sole e festa arriva "Blue spotted tail", una delicata ninna nanna dal sapore folk dove i cori diventano delicati sussurri. Ma questi nuovi Fleet Foxes non potevano che chiudere con un brano festoso, anzi il più solare e positivo dell'intera opera. Infatti "Grown Ocean" sembra proprio posizionarsi in chiusura come a dire " non è la fine, ma solo l'inzio di un nuovo giorno, di sole ovviamente".