Franz Ferdinand – Tonight: Franz Ferdinand

Franz Ferdinand – Tonight: Franz Ferdinand

Non mi stupirò se nei prossimi mesi dovessi ascoltare il nuovo cd dei Franz Ferdinand (FF) far da tappeto musicale per un aperitivo ai Parioli, per un giro di pinte in un pub a Glasgow o per il sorseggio di Negroni nel pergolato del Circolo degli Artisti. Kapranos passa con scioltezza dai consigli sulle frittelle di Kimchi sul The Guardian, alla proclamazione d'intenti di riempire le dancefloors internazionali con questo nuovo lavoro.

Dopo tre anni abbondanti di attesa, il quartetto di Glasgow si affida a Dan Carey, già produttore di Emiliana Torrini, per abbandonare le chitarre postpunk-wave dei primi due album e dare maggior spazio all'elettronica e a linee di basso più funky. La manifesta intenzione di essere ancora più ballabili rafforza la dimensione da party band. L'odissea del nuovo album inizia con Ulysses singolo dall'andatura ammiccante e cadenzata con il tipico ritornello alla FF capace di far canticchiare anche il più pigro indie-nerd in circolazione.

In queste prime tracce non c'è un forte stacco coi precedenti lavori: Turn it on conserva il piglio ritmico di You Could Have it so much better così come No You girls riproduce strofe piacione con un basso ancora post-punk. Nella parte centrale dell'album, invece, emergono gli elementi di novità: Twilight Omens ha il merito di riprodurre un'atmosfera alla Talking Heads attraverso l'utilizzo delle tastiere e del poly 800. Send him away abbandona totalmente l'utilizzo dei suoni sporchi a favore di una leggera melodia da chiosco estivo.

Live Alone è probabilmente il pezzo più eighties dell'album con divertenti rimandi agli A-ha e al funky nero. Bite Hard e Can't stop feeling si muovono su questa scia ballerina costruita sull'utilizzo del synth e di linee di basso afro-tribali. What she come for piazza il ritornello da canticchiare mentre si è impegnati in improbabili passi di danza sulla ritmica basso-batteria, ma ha il pregio di regalare un inaspettato finale punk.

Lo strano equilibrio architettonico di questo nuovo lavoro può essere ritrovato nel pezzo Lucid Dreams, la durata di 8 minuti e lo straniante finale elettronico configurano questa specie di epopea alla Primal Scream come vero e proprio manifesto programmatico-artistico del nuovo corso . Finita la festa, gli amici vanno e chi resta a pulire si rilassa con due ballads in coda: Dream Again è uno spettrale omaggio al pop psichedelico beatlesiano; mentre la deliziosa, sussurrata e sghemba Katherine kiss me conquisterà i teneri cuori e le labbra di giovani groupie dal nome di battesimo contenuto nella title-track.

Se è vero che l'orientamento illuminista considerava il percorso della conoscenza come una marcia trionfale verso nuovi saperi costruiti per accumulo accanto e su quelli vecchi, è altrettanto vero che quest'album non aggiunge niente a ciò che abbiamo sentito. Ha comunque il merito di fornire una sintesi intelligente e leggera tra il palco rock e le mattonelle illuminate della discoteca fornendo un risultato popular nell'accezione positiva del termine.