Gabriel, Peter – Scratch my Back

Peter Gabriel – Scratch my Back

Peter Gabriel torna alla ribalta, dopo otto anni dall'album Up. Questa volta l'ex Genesis “ci gratta la schiena” proponendoci un disco di cover, prima tappa di uno scambio creativo tra artisti, “song swapping" acustico e intimista. Registrato in due tempi, negli Air Studios di George Martin e negli studi della Real World, Scratch my Back si avvale della collaborazione del violinista e orchestratore John Metcalfe (Durutti Column) e della produzione di Bob Ezrin.

L'album è anamnesi personale che riecheggia attraverso 12 brani intrisi di teatralità e memoria. Si percepisce lontananza di suoni, echi di pianoforte e archi sorretti da un tiepido minimalismo orchestrale.

Si parte con Heroes (David Bowie), decisamente meno “bollente” dell'originale, ma più rallentata, con voce e suoni in crescendo. Seguono: The Boy in the Bubble (Paul Simon), che nella versione di Gabriel acquista toni tormentati e sentimentalmente commoventi; Mirrorball (Elbow); i tocchi di piano di Flume (Bon Iver) e il magnetico quartetto d'archi di Listening Wind (Talking Heads). È poi la volta del delicato arrangiamento di The Power of the Heart (Lou Reed) e della tempesta compositiva di My Body Is a Cage (Arcade Fire). La conclusione è affidata ai brani: The Book of Love (Magnetic Fields); alla malinconica I Think It's Going to Rain Today (Randy Newman), ai movimenti orchestrali di Après Moi (Regina Spektor, unica donna coinvolta nel progetto), a Philadelphia (Neil Young) e Street Spirit (Radiohead).

Scratch my Back risulta essere un'ipnotica e privata reinterpretazione di brani altrui, raffinata opera acustica, dove la voce di Gabriel ci accompagna reinventando i ricordi.