Gahan, Dave – Hourglass

Gahan, Dave – Hourglass

“Non riuscirò mai a staccarmi dai Depeche Mode, sono parte di me”. Parole di Dave Gahan, il leader di una band dalla quale ogni tanto si allontana, per provare a sé stesso tutto il suo valore, per cercare nuove vie d’espressione, per essere libero da uno stile ben identificabile.

Lo aveva fatto – senza troppa convinzione – nel 2003 con “Paper Monsters” e oggi torna più forgiato che mai con “Hourglass”, un album d’ottima fattura che spazza via dubbi e scetticismi.

Un disco buio, infarcito d’elettronica tambureggiante, a tratti sinistro, dove il vacalist (e anche autore dei testi) esprime tutte le sue credenziali, risultato di una maturità artistica ed umana raggiunta dopo esperienze al limite dell’incredibile.

Espressioni di un uomo che ha voltato pagina e che si trova a fare i conti con l’urgenza di far uscire allo scoperto i propri pensieri, senza perdersi nuovamente in strade senza uscita. E ci riesce grazie a brani densi come Saw Something più che col singolo di presentazione Kingdom – troppo vicino al sound DM per essere credibile fino in fondo -, si diverte, nel groviglio di suoni della perfida Deeper and Deeper, ad esprimersi in una tonalità ruvida, aspra e lontana dalle sue solite performance.

Non mancano i passaggi a vuoto come 21 Days, una track approssimativa e priva di idee brillanti, come d’altronde la decadente Miracles. Gahan si fa preferire maggiormente quando, sulla ritmica pulsante del batterista Christian Eigner (in tour con i DM lo scorso anno), canta con forza liberando tutta la sua energia propositiva.

E sono molti i momenti di “Hourglass” dove emerge l’esaltazione e il mood euforico tipico dei DM; splendida creatura con la quale – istintivamente – Gaham flirta anche quando (in apparenza) le distanze si dilatano.