Gripweed – K

Dopo una serie di Ep autoprodotti, numerosi progetti e collaborazioni, come la recente data romana di spalla a Kip Malone dei TV On The Radio e i suoi Rain Machine, i cosentini Gripweed hanno dato alle stampe K. Il disco, curato nel mixaggio e nel mastering da Madaski (Africa Unite), è un nostalgico flusso elettronico fuso in legami metallici di suoni robotici e testi malinconicamente “gelidi”. Con chiari riferimenti ai Depeche Mode, la band dipinge un sound sperimentale, tra elettronica, synth pop e ambient, racchiudendolo all'interno di un album minimalista, trasfigurazione dell'eterna ricerca di un'utopica e irraggiungibile meta.

L'apertura è affidata alle modulazioni elettrico/meccaniche e agli effetti vocali di Mode Off. Un vortice di elettronica, avanguardia ai confini di spazio e tempo, si sussegue pezzo dopo pezzo (Cage, Cigarettes, Delicacy, The Fool On The Bill, Nadine, Burts). Sono le note di un piano e una voce soffusa (Plastic Bag) a chiudere l'album in un virtuale, reale e onirico spettro sonoro.

K sviluppa riflessioni profonde, perfettamente bilanciate all'interno di un tappeto meccanico raffinato e di una scrittura ricercata. L'intensità acustica naviga così nell'etere dei pensieri, intensa deflagrazione ritmica di un disagio interiore. La luce poi si spegne, tra i pensieri fragili dell'uomo/automa, nell'inquietudine rarefatta del suono.