Hatebreed – Hatebreed

Hatebreed – Hatebreed

Quattordici pezzi, brevi, potenti, diretti e molto ben messi a fuoco, compongono l’album omonimo degli Hatebreed. La band del Connecticut arriva al quinto lavoro in studio dopo un cammino tortuoso, facendo – come di consueto – dell’immediatezza e della forza espressiva le proprie armi di conquista.

Già dall’opener “Become the Fuse” si resta schiacciati da un sound che non risparmia colpi a sorpresa, entrate decise e cambi di passo vertiginosi. È la voce di Jamey Jasta a condurre le danze, sempre in primo piano su un groviglio sonoro che contempla anche alcune sfumature; intendiamoci, niente di raffinato, ma qualche soluzione diversa dall’incedere martellante la si trova sparsa qua e là. In tal senso risulta “In Ashes They Shall Reap” il passaggio maggiormente in equilibrio tra potenza ed espressività, senza dimenticare la strumentale“Undiminished”, buona per addomesticare una situazione che a volte sembra veramente compromessa, come nella devastante “Merciless Tide” e in "Through the Thorns", dove fa la comparsa l’ospite Chris Broderick alla sei corde.

Gli Hatebreed non rinunciano a qualche episodio più elastico, meno costrittivo, come “Every Lasting Scar”, che con quel suo coro epidemico rappresenta l’autentica ciliegina della torta, avvelenata, di “Hatebreed”.