HattoriHanzo – Eau de Punk

Essere punk è molto più di suonare con una chitarra distorta riff al fulmicotone, è più di essere in bilico tra la tecnica e la completa inesperienza, è più di risultare veloce, intransigente e trasgressivo a tutti i costi. È molto di più, è uno stato d'essere, un'attitudine. Se già lo scenario può non essere molto chiaro figuriamoci se lo attualizziamo ad oggi: essere punk OGGI è ancora più difficile con alle spalle la tradizione del punk vero degli anni '70 e con la costante ombra dell'alternative che si aggira con prossimità spietata. Conclusione: già definirsi punk è un atto di coraggio, di sfida. È questa l'anima che muove gli HattoriHanzo, band nata sette anni or sono ad Alessandria grazie a quattro ragazzi i quali nel proprio cammino hanno calpestato generi prossimi al punk ed al rock.

I richiami sono molti: impronta indelebile di Sex Pistols e The Clash, approccio Afterhours nei testi e nelle idee, una spruzzata di rock italiano e di garage ma attenzione, non vi stiamo presentando un clone. Seppur relativamente agli esordi gli HattoriHanzo sono troppo intelligenti per pensare che una poltiglia di note sparate a raffica possa soddisfare un pubblico più esteso di una manciata di nostalgici settantini ancora in vita. È per questo che c'è una forte attenzione agli arrangiamenti e molta varietà: c'è il groove di "Labbra Blu", il cantato psicopatico di "Qui è già buio", un inno insofferente contro l'ipocrisia dal nome "Le mie giornate di marmo" e persino un pezzo remixato pseudo dance, un incubo da rave party colpito in pieno da una vettura dalla forma industrial(e).

Ma la vera bandiera della band resta l'opener "Se io fossi godzilla tu mi fai il giappone" che, contrariamente all'apparenza demenziale, porta con sé uno spirito trascinante, difficile da arrestare e che fa luce su una maturità non da poco. Questo "Eau de Punk" potrebbe restarvi attaccato alla pelle, molto più dello stesso sudore: sta a voi scegliere quale fragranza preferire.