Heavy Naples Live 2007

Heavy Naples Live 2007

La penisola risale la china e mette in campo alcune delle sue più aggressive pedine per fronteggiare il sodalizio estero sul terreno del metal. Ma attenzione perché l’ambientazione della battaglia ha piede stabile proprio in quelle terre in cui più arde il desiderio di assistere a spettacoli del genere e nelle quali pochi sono i nomi che realmente riescono a guadagnarsi (vuoi per le complicazioni del sistema vuoi per altro) una fama internazionale. Tutte queste premesse trasformano l’evento che prende il nome di Heavy Naples Live in un qualcosa di superiore ad un semplice festival

Le band che si sono alternate sul palco del Duel Beat nello show del 2007 (di cui ci apprestiamo a recensire il relativo live estratto) sono state quattro: venti ragazzi che sono riusciti a mettere in campo le proprie idee con una forma del tutto personale e che non riuscirebbero ad annoiare neppure il più afono presente in sala: gli Spleen che seppur con l’impiego di tempi “anti-speed” non disdegnano un copioso e studiato riffing; i Gorgeous che riescono a trasportare il loro heavy verso lidi ostili al genere con tentativi di approdo alla fusion, ad esempio, il tutto poggiato su una piattaforma sinfonica davvero singolare; i Savior From Anger che si impegnano a fondo nel loro Power US, figlio unigenito del thrash della nuova scuola, ed infine i Marshall che brillano in quanto a varietà stilistiche e doti tecniche.

Ma partiamo proprio dagli opener dello spettacolo (ultimi nella tracklist del cd), gli Spleen, abili creatori di atmosfere mistiche e sonorità incantare, gli unici del lotto ad abbandonare la velocità come tema portante della propria musica ed invece puntare sul costrutto epico delle proprie songs caratterizzate tutte da una struttura davvero complessa. L’ingresso in pianoforte di The Guilty è tutto dire, così come le incursioni floydiane: solo due dei tanti aspetti che enfatizzano il background psichedelico e progressive dei cinque. Peccato per l’acustica che non premia le loro forti motivazioni e per le poche tracce a disposizione, una manciata di secondi in confronto alle idee racchiuse nelle menti di questi musicisti.

Il live continua con gli altrettanto eclettici Gorgeous, molto più aggressivi, che non screditano minimamente il contributo di tastiera ed effetti ma preferiscono imbellire il tutto con dei riff duri e delle linee di basso suadenti ed emozionali. Non solo impatto e prepotenza si nascondono dietro i Gorgeous: ciò che riescono a creare è da gustare saggiamente, senza fretta, lasciandosi trascinare nei loro svariati mondi che spaziano dalle incalzate maidiane alle incursioni alternative senza abbandonare, anche qui, un gusto puramente prog. Brani intricati dalla lunga durata ci avvolgono e con delle chitarre dai mille effetti ci accompagnano, senza strattonamenti, attraverso mille stati d’animo diversi. Niente meno di uno stupendo viaggio.

Si sale verso l’olimpo per raggiungere i Savior From Anger, cattivi come forse nessuno da quelle parti. I nostri mettono da subito sul tavolo un hard rock granitico reso vivo grazie al singolo No Way Out con dei tempi comandati da una batteria priva di freni. L’arma vincente, appunto il loro heavy rivestito di power, spicca con predominanza ed ogni alone di dubbio viene spazzato via dalla folgorante doppia grancassa e dall’headbanging continuo, unica possibile risposta al sound dei napoletani. Le durate si accorciano mentre i tempi si placano leggermente solo con la cadenzata Double Shot di sabbatthiana memoria che lascia spazio ad un bridge fuori dal canonico stile Savior From Anger proiettandoli verso una nuova dimensione sonora.

E si giunge alla cima denominata Marshall, un nome che racchiude in sé travolgenti e distanti influenze, capace di trasporre la maestosità degli storici Savatage fino alle velocità death di seconda era. Il punto nevralgico, per così dire il nervo scoperto capace di far impazzire ogni ascoltatore, è costituito dall’eclettico singer in grado di passare dal growling alle note acute senza batter ciglio, mentre il resto della band è lì a forgiare un’armatura di note impossibile da scalfire. Tutto questo è vivo fin dalla prima traccia chiusa a sorpresa, effetto ripresentato ad ogni cambio di direzione ed i cori, adottati di tanto in tanto all’interno di uno scenario che sa di diverso, non fanno altro che avvalorare questa tesi. L’acustica è migliorata ma non ancora allo stato di grazia delle composizioni dei Marshall che si investono di tecnicismo con War Without End e raggiungono l’apice con la storica e distruttiva Atlantis Rise la quale, senza lasciare attimi di respiro, concede spazi di espressione ad ogni singolo strumento e fa salire la carica adrenalinica del pubblico fino al congedo finale.

Insomma ad avercene di show del genere.

Band: Marshall, Saviour from Anger, Gorgeous, Spleen