Hellbound – The Great Trip

Hellbound – The Great Trip

Metal che ragiona questo degli Hellbound. Il gruppo nasce nel novembre del ’98, quando Matteo Fenini (chitarrista), Mattia Mura (batterista) e Matteo Cogo (cantante) si incontrano tra i banchi di scuola. Fin da subito i tre (con il bassista Filippo Carcano e con il secondo chitarrista Andrea Coven) iniziano a presentare degli show dal vivo nelle varie feste delle scuole pavesi. Nel Dicembre del 1999 si hanno i primi cambi di line up (entrano in formazione Marco Tombola al basso e Manuel Germani alla chitarra). I concerti riprendono e, oltre alle cover, in sala inizia la stesura dei primi pezzi propri. Nel Febbraio del 2002 entra come lead voice Sabrina Sensi. Sul finire del 2003 la Cimitero Records contatta gli Hellbound, offrendo loro la produzione di un mini-album di 5 canzoni. I ragazzi entrano per la prima volta in uno studio di registrazione professionale e in due settimane il disco è pronto. Nel Febbraio del 2004 esce dunque il lavoro. La band intensifica sempre più l'attività live con date anche all'estero (a Barcellona e in Germania) e nell'Ottobre del 2005 la band entra in studio per la registrazione di un nuovo lavoro, sempre co-prodotto con Cimitero Records. “The Great Trip” si presenta come un disco Metal piuttosto atipico. Sebbene abbia una spina dorsale che attraversi saldamente tutte le tracce, è pervaso da una sorta di piacevole schizzofrenia sonora; ogni traccia mostra delle piccole differenze di stile rispetto alla precedente. Il risultato è quello di non annoiare assolutamente l’ascolatore. Si passa dal power di The Great Trip (pervasa di una lineare energia elettrica che viaggia in parallelo ad una sezone ritmica martellante) al crossover di I lose my “sane” (che fonde alcune soluzioni vocali dei Rage Against The Machine alla potenza e alla matematica precisione chitarristica dei System of a Down). La voce di Sabrina Sensi sa essere profonda e toccante (Day by Day è pervasa della sua dolcezza, cullata da cristalli acustici alla chitarra e gentili linee di basso) ma anche devastante e nevrotica (in Trick The Pain la vocalist tira fuori una grinta e una precisione che disarmano; la traccia ricorda i Guano Apes per soluzioni stilistiche e per la velocità dei riff chitarristici). Un disco ben prodotto che colpisce al primo affondo.