Homerun – Don't Stop

Homerun – Don't Stop

Gli Homerun sono al loro esordio discografico, atteso nei negozi per il 24 aprile.
E’hard rock vecchio stampo, in salsa west coast, quello della band che si lancia in interessanti canzoni, vero e proprio trampolino di lancio per un futuro che ci lascia ben sperare.
Niente d’innovativo s’intende, ma non è detto che la band desideri esserlo veramente.
Suono compatto e molto caldo, voce ( Matt Albarelli) roca e ben impostata sono due dei punti di forza della band.

Se al tutto aggiungiamo un buon gusto per le aperture melodiche e assoli di buona fattura, possiamo affermare che questo esordio sulla lunga distanza convince, seppur contenga qualche ingenuità, peccatuccio quasi sempre presenti in una band alla sua prima prova.
Ciò che appare chiaro è l’amore di questi ragazzi per il genere sanguigno che l’hard rock ha sempre incarnato.

Nati nel 2000 come una cover-band innamorata dell’esperienza live, gli Homerun sentono, poco dopo, la necessità di ritirarsi dalla scene per un po’ e dare un più ampio e originale respiro alle loro composizioni.
Il loro sound è accattivante e mi ricorda, nelle ballate, i Lynyrd Skynyrd (Don’t Stop) o i Guns And Roses (North Wind), anche se il paragone con gli vi potrà risultare fuori luogo ed ingombrante ad un primo ascolto.
Interessante risulta il lavoro dei due axemen (Andy Ringoli e Simone Almasio) e l’utilizzo delle tastiere (Walt Borrelli). Questo è un disco per gli amanti del genere e per chi non si aspetta grosse sorprese, notevoli evoluzioni, o variazioni sul tema.

Con questo non voglio assolutamente dire che la qualità delle composizioni sia da sottovalutare e che tutto sia scontato, ma di certo per un giudizio che vada oltre la già ampiamente superata sufficienza, mi sarei aspettato qualche virata da urlo che, ahimé, non ho sentito nell’intero disco.
Si respira aria polverosa e ti immagini su auto lanciate a folle velocità su infinite strade infuocate, il tutto condito da un certo southern-flavour, che risulta godibile.

Peccato che verso la fine il disco perda un po’ di quell’intensità e smalto dei primi brani risultando leggermente stucchevole a causa della prolissità in alcune parti, ma come ho detto prima ci sarà tempo e modo per alzare il tiro e migliorare il song-writing..