Humi – Dune

Humi – Dune

“Dune” è un disco ipnotico, difficile, indigesto. Hugh Hopper, ex bassista dei Soft Machine nel periodo 1968/72 e autore di diversi progetti votati alla sperimentazione, incontra nel 2007 a Londra la pianista/dj d’origine giapponese Yumi Hara Cawkwell. I due danno vita al progetto Humi che li porta fino all’incisione di questo primo lavoro per Moon June records.

Dieci tracce lente, stratificate, deviate, dove il basso profondissimo di lui va a cozzare contro le note fredde del pianoforte di lei. Ne scaturisce tutta una serie di rimandi sonori infarciti di loop elettronici, dissonanze, labirinti melodici che spesso sfociano nel cantato lamentoso di Yumi e che ancor più di frequente si traducono in autentici buchi neri dove non vi sono né certezze, né soluzioni.

Un continuum che trova pochi momenti di luce (“Scattered Forest”), perché tutto è avvolto da un suono notturno da dove sbucano come fantasmi i voices distorti e dolorosi di Yumi (“Hopeful Impressions of Happiness”). Hopper si limita a emanare note distaccate, che seguono scale e melodie lontane dalle vie compositive intraprese dalla pianista, la quale si produce anche in alcuni momenti all’organo, cosicché l’ascolto si fa ancora più sotterraneo e contorto.

Strappi elettronici, vie armoniche senza uscita, il continuo tentativo di scavare sempre più nel sottosuolo tematico, fanno di “Dune” un disco totalmente sperimentale; ma la sperimentazione porta a buoni frutti solo se tesa all’innovazione.
Il progetto Humi, per ora, sembra troppo rivolto a fini strettamente personali.