Hypnoise – St. Valentine’s Porno Bar

Hypnoise – St. Valentine’s Porno Bar

Impossibile catalogare un lavoro come “St. Valentine’s Porno Bar”. Il secondo disco degli Hypnoise, formazione veneta dal futuro raggiante, manda segnali dallo spazio profondo. Sebbene prevalgano pezzi in cui si impone la forma canzone canonica, non mancano episodi di psichedelica dolcezza e alternata indecisione. Per la registrazione sono stati utilizzati un registratore a bobine a otto tracce e per l’intero disco solo quattro microfoni. Nel disco è stata spesso utilizzata una Radio Magnadyne S53 del 1935 (per riprendere alcune stazioni radio in onde medie ed in onde corte). La volontà di dare al prodotto delle sonorità dense e rustiche è poi proseguita trasferendo lo studio e le attrezzature in una chiesetta del 1200 in mezzo alla campagna veneta. Quì sono state registrate le voci di parte degli International Gospel Messengers diretti da Cheryl Porter. Il riverbero della Chiesetta di Sant’Anna ha poi fatto il resto. La conclusione delle registrazioni si è tenuta di fatto in una città senza tempo quale Venezia; la band ha voluto inserire in “St. Valentine’s” i suoni della Serenissima e dei personaggi Veneziani che la animano. Il disco è stato infine masterizzato a Los Angeles presso il Threshold Sound da Mr. Stephen Marsh. Il set del lavoro propone dunque una quantità industriale di riff chitarristici ben congegnati (che richiamano certe soluzioni anni ’70) dando sfogo alla vena più rock della band. Ecco allora che si fondono con incredibile precisione elementi viscerali e sanguigni a soluzioni più elaborate e delicate. La voce P. Mike III si dimostra poliedrica ed intrigante, viaggiando tra calde note (richiamando il Paul Weller più scatenato) e lidi più dilatati e raffinati. Black Napkin on Tomato Soup è un raggiante esempio di rock chitarristico. Le melodie che la formazione veneta propone ben si sposano con le soluzioni intimistiche e introspettive dei testi, mentre la scelta di registrare il lavoro con tecniche non esattamente al passo con i tempi, ha consegnato all’ascolatore un prodotto tanto grezzo e graffiate quanto apprezzabile e sincero. Upon a Golden Hill ci mostra il lato sofferto degli Hypnoise; arpeggi angosciosi e malinconici accompagnano la voce di P. Mike III (che si fa ancor più cupa e fascinosa rispettoal resto del lotto). Il concept di “St. Valentine’s Porno Bar” ripercorre il viaggio di Cesare che lascia il suo passato in cerca di una nuova vita; è la ricerca di una rivoluzione interiore che avviene nel momento in cui il protagonista si viene a trovare in questo luogo mistico (lontano dagli stress della società moderna). Si avvicina dunque ad un mondo di decadenza dove si sente finalmente libero (trova pace e serenità fuggendo e immergendosi nella purezza della natura). Rare le divagazioni strumentali che non riportino esattamente alle atmosfere create dalla band nelle parti più lineari. Tutto è parte integrante del progetto che gli Hypnoise hanno raccolto in questo coivolgente concept album.