In Flames – A Sense Of Purpose

In Flames – A Sense Of Purpose

Che fine hanno fatto quelli che sono considerati i padri del Goteborg-sound? Qual è stato l’esatto punto della loro carriera in cui si sono trasformati in una sorta di Trivium in salsa (annacquata) death? Gli In Flames continuano imperterriti nell’opera di negazione delle loro radici per continuare il cammino sulla strada che gli ha permesso di raggiungere il successo commerciale; non che questo sia un atteggiamento sbagliato a priori, anzi: qui non si vuole accusare la band svedese di essersi “venduta”, bensì di averlo fatto senza il minimo straccio di ispirazione. “A sense of purpose” è infatti così scontato e banale da assomigliare a quelle canzoni “finto-nu-metal-core” che vengono usate per le colonne sonore di giochi di guida come Need for Speed o Burnout: credo di aver reso bene l’idea!
Le canzoni di questo nuovo album seguono, bene o male, tutte lo stesso iter fatto di strofa aggressiva alternata a chorus fighetto, stucchevole fino al midollo; risulta evidente che gli In Flames rigettano la parte death per concentrarsi su quella melodic, rendendo A Sense of Purpose più radio-friendly, in modo tale da non precludersi svariati passaggi sui media che (spero per loro) porteranno nuovi fan al loro cospetto. Il fattore che da un lato lascia l’amaro in bocca è che Frieden e soci sono comunque musicisti dotati e possono inoltre avvalersi di una produzione stellare; al povero fan non resta altro che registrare lo sperpero di potenziale e rimuginare sulle occasioni sprecate mentre ascolta canzoni vuote e inutili come Disconnected e Sober and Irrelevant.
Alla fine del discorso non rimane che arrendersi all’evidenza: gli In Flames hanno intrapreso una strada senza ritorno e, salvo tonfi commerciali clamorosi, i bei tempi sono andati definitivamente. L’unica speranza è che con la loro immediatezza possano catturare la nuova generazione di ascoltatori per poi traghettarli verso ascolti più maturi.