Intra, Enrico – Like Monk

Intra, Enrico – Like Monk

Una musica lontana da ogni routine, essenziale al punto di rinunciare ad ogni ornamentazione eccessiva; una musica che ha nelle dinamiche uno dei suoi principali fattori espressivi. Due righe per descrivere in maniera esaustiva la capacità compositiva di un grande della musica Jazz italiana, Enrico Intra. Se Monk, pianista afroamericano, viene chiamato in causa nel titolo è perché egli rappresenta la metafora della follia creativa dell’artista. Follia creativa che, da sempre, caratterizza il lavoro di Enrico Intra e di cui questo doppio Cd (arricchito da un documentario sulla sua vita e da un frammento dello spettacolo al Piccolo Teatro), è la degna testimonianza.
Il primo disco raccoglie la registrazione del concerto-spettacolo “Monk, la metafora della follia”, un progetto multimediale ideato dal pianista e realizzato con Gianluigi Trovesi, Tony Arco e Sabina Macculi. Un gruppo a cui si aggiunge l’action painting di Gabriele Amadori e la creazione letteraria improvvisata di Vittorio Franchini. Un’idea articolata dunque, nel quale si sono incontrate musica, pittura, voce e azioni sceniche di varia natura. L’unica figura fissa era quella di Intra, al centro della scena con il suo pianoforte e gli strumenti elettronici utilizzati alla Stockhausen. Una lunga suite, suddivisa in episodi predeterminati e pensata come un happening costruito intorno alla centralità dell’evento sonoro. In sostanza, il primo album si pone come uno sviluppo di quel Sound Project su cui Intra lavora da quasi vent’anni, ponendosi in rapporto con l’immagine visiva.
L’altra faccia della creatività del musicista è rappresentata da “Intra Plays Intra” (il disco segna il suo ritorno in studio dopo quindici anni). Il suono e l’interplay animano la musica, con Marco Vaggi e Tony Arco capaci di cogliere ogni sfumatura ritmica e armonica. Questo trio di alto livello si è concentrato su di una musica che, sebbene all’apparenza sembri costruita sull’improvvisazione, si articola al contrario attraverso l’estemporizzazione dei materiali di partenza; in sintesi, si fonda su processi di rielaborazione e variazione delle parti scritte. Composizioni originali, ispirate dal retaggio della musica classica e contemporanea, come Around To Cage (unico momento di piano solo), una invenzione che prende spunto dalla partitura di Cheap Imitation. Oppure Mazurka, liberamente ispirata a Chopin e condizionata da sonorità irreali e dal sapore ipnotico. Poi c’è l’omaggio a Franco Donatoni, costruito su quattro pedali ispirati all’accordatura del contrabbasso (l’atmosfera si fa più distesa e solare; le linee melodiche disegnate dal piano si alternano ritmicamente alle spazzole della batteria, in un gioco di chiamata e risposta che ricorda i meccanismi del Blues arcaico). Per una serenata e Per un adagio sembrerebbero improvvisate ed invece sono ampiamente scritte e soggette ad un processo di estemporizzazione strutturale. Infine, un brano nuovo come Intra Plays Intra ed il suo cavallo di battaglia Tribute To Monk, un blues polimetrico che si apre nella forma grazie all’uso costante del pedale di basso, completano un quadro che rivela la varietà compositiva di uno degli autori più originali del jazz italiano, capace di dare carattere ad ogni brano.