Iron and Wine – Kiss Each Other Clean

Cronaca di un ascolto.

Un rapido sguardo alla copertina di “Kiss Each Other Clean” per accorgermi del chiaro omaggio alla scena psichedelica offerto da Iron And Wine, Samuel Beam per gli amici.

Premo play mentre inizio a farmi i fatti miei sul web. L’ascolto scorre distrattamente tra un forum, un filmato sul tubo e un articolo con il disco che sembra scivolare via, leggero e piacevole, ma senza prendersi la scena. Fino alla traccia numero 6 quando irrompe, ottenendo d'improvviso la mia attenzione, “Rabbit will Run”: una melodia fluttuante avvolta in un tappeto che è un vero e proprio ricamo di arrangiamenti in cui si inseriscono percussioni, linee di basso arrotondate, scintille di chitarra, piano e fiati.

Se questa ha il compito di aprire le difese, la successiva “Godless Brother Will Run” è il colpo piazzato ad arte per colpire a fondo chi ascolta. Internet e i suoi byte, pixel e testi non ci sono più. L’orecchio, la mente e l’anima si lasciano cullare da una ballad sospesa tra piano e corde, vestita di una classe immensa che sembra crescere in continuazione sublimata dagli intrecci vocali del buon Sam. Ancora stordito da tanto candore, offro il fianco all' irresistibile intreccio ritmico basso/riff sax dal chiaro sapore seventies di “Big Burned Hand”, cesello anche questa di arrangiamenti e suoni da pelle d’oca.

Inizia ad insidiarsi in me il sospetto di essermi perso qualcosa. Quindi non posso che prendere una decisione difficile e il più delle volte sconsigliata per non ledere all’integrità di quella entità indivisibile che un album rappresenta: onde evitare di bruciare il finale di un discorso ascoltato seriamente solo da un certo punto in poi..STOP. Si ricomincia.

PLAY. Bastano pochi istanti è finalmente chiaro il messaggio di Mr Iron and Wine. “Walking far from home”, l’opener, è esplicativa nel suo stesso titolo. Un giro lontano da casa, fuori di se stessi, risucchiato nel mondo di “Kiss Each Other Clean”, summa artistica di quel genio di Samuel Bean(da oggi è ufficialmente amico mio). Una genialità che traspare chiaramente nel caleidoscopico utilizzo di strumenti e sonorità che trasformano il folk d’autore in compendio di pop, psichedelia, rock, synth, dal retrogusto funk e jazz, pieno di sperimentazioni stilistiche.

Inizio a scrivere questa recensione e decido di non menzionare nessun'altra traccia di questa opera: tutti capolavori, in tutte le loro sezioni, sussurri e fruscii di corde. Ed è ora lampante il riferimento alla psichedelia in copertina: “Kiss Each Other Clean” può essere paragonato, nel suo (enorme) piccolo, al passo che fecero i Beatles tra “Rubber Soul” e “Revolver” che poi portò a “Sgt Peppers” o allo slancio insuperato dei Beach Boys verso “Pet Sounds”. Maestri del genere che superano la frontiera andando al di là, rischiando di implodere in un vortice di idee difficile da ammaestrare, ma che, grazie ad un’ispirazione al limite del sovrannaturale, riescono a partorire capolavori unici destinati a diventare classici di riferimento.

Pensate sia esagerato? Ascoltatelo con attenzione. E mi direte se “Kiss Each Other Clean” di Iron and Wine non rientra tra gli album più belli, particolari e originali per lo meno di questo millennio.