Jesu – Conqueror

Jesu – Conqueror

Chi volesse fare un viaggio nei meandri dei sogni, deve obbligatoriamente immergersi a pori aperti in “Conqueror”, nuova uscita dei Jesu. Cosa ci si poteva aspettare ce lo siamo chiesti in molti, con la solita paura, ad ogni nuova uscita, che i “nostri” si avvitassero su se stessi senza produrre nuove idee.
Bene, in realtà la paura non è svanita del tutto: infatti quello che manca a questo disco è sicuramente la tensione, a cui ci avevano abituato nel passato, pericolosa e stordente.

I nuovi brani sono costruiti come al “solito”, su pochi accordi, dando di primo acchito un senso di linearità, capace in realtà di dischiudere infinite molteplicità.
Le coordinate che rappresentano la band sono tutte presenti, ma stagliate ormai in lontananza, nella title-track “Conqueror”, brano manifesto delle direttive verso le quali la band si muoverà nel futuro.
L’incedere meastoso di “Brighteyes”, la lentezza sfinente degli oltre 10 minuti di “Weightless & Orizontal”, mi portano a pensare che i Jesu siano capaci di costruire i brani con pochissimi accordi, reiterativi, fusi e dosati così bene, che la paura del deja-vu e viene spazzata via immediatamente dai nuovi percorsi che la musica impone.

Ne è passato di tempo dall’esordio e Justin ha saputo approfittare della propria poliedricità per far filtrare nuova luce, questo l’intento dichiarato, sulla sua opera.
Ciò che ne risulta è lo sviluppo del song-wrriting che appare più limpido, dosato e lucido e sicuramente meno teso dei precedenti lavori.
Soffici tastiere accompagnano i brani, sostenendo quelle melodie tenui, a volte fragilissime, incapaci di graffiare anche quando esplodono in accordi aperti.

I Jesu sembrano degli alchimisti, maestri nella gestione della massa fluida di note trattenute e rilasciate in base alle “loro” necessità.
Gli ultimi minuti di “Mother Earth” rievocano “Dark City, Dead Man” dei Cult Of Luna dai quali Broadrick ha tratto la parte più rarefatta e fumosa.

Un ritorno molto più pacato che piacerà sicuramente a moltissimi, dovuto e gradito. Non mancatelo, ma dimenticate i Godflesh, Napalm Death e progetti laterali!