Jones, C. & Gossip Terrorists – The Assassination…

Curtis Jones and the Gossip Terrorists – The Assassination of Alabama Whitman

A giudicare dal nome e dalla deliziosa grafica del disco, da questo Curtis Jones e dai suoi Gossip Terrorists ci si aspetterebbe un album di soul o quantomeno di rhythm and blues.
Ed invece la definizione più calzante per questo THE ASSASSINATION OF ALABAMA WHITMAN è quanto di più generico si possa coniare: Rock, sano, puro, genuino e gustoso rock dalle infinite sfumature.

Sebbene non si noti affatto, i ragazzi sono italiani, campani per la precisione, Curtis Jones non è altro che un omaggio al compianto Ian Curtis e all’immortale Duca Bianco David Robert Jones Bowie. Se l’omaggio appena descritto vi affascina, allora sappiate che le citazioni ed i rimandi sono il centro di un disco che definire metamusicale sembra quasi un eufemismo. Infatti THE ASSASSINATION… nasce proprio dalla passione per i nostri verso la musica ed il cinema a stellestrisce (Tarantino su tutti). Ogni canzone non è che una piccola storia dove si nascondono personaggi e chicche della cultura angloamericana (Alabama Whitman è un personaggio del film “Una vita al massimo” diretto da T. Scott ma scritto dal geniale Quentin)

Ma l’ultima e più sorprendente sorpresa è la musica. Parte l’iniziale “Lest we forget” ed un riff sporco ed insidioso, alla Neil Young in epoca RAGGED GLORY, introduce la stupefacente voce di Curtis Jones (non sappiamo la sua vera identità) che, fuggendo il paragone con gli idoli dichiarati, somiglia incredibilmente a quella di Eddie Vedder !
Non facciamo in tempo a riprenderci dalla sorpresa che “Kiss the toad” ci mette di fronte ad un gruppo che, con autorevolezza ed originalità, calca i terreni e le sonorità di una band di classe come gli Interpol, reggendo perfettamente il confronto.

“Vincent Van Gogh”, pur non deludendo, è l’unico brano che tradisce le radici italiche dei nostri con una trama chitarristica molto vicina al Ligabue più ispirato, ma è solo un episodio, come dimostra la solida “Confidential”, perfettamente in equilibrio tra sporche sonorità a stelle e strisce ed un ritornello dal sapore british.
Identico discorso per “Cheap Tale”, brano dal forte sapore glam tutto giocato sul contrasto tra la voce distorta di Curtis e la chitarra spiccatamente seventies di Vincent Piccirillo .
La sommessa ed epica “The Devil” ci catapulta invece negli anni ’80, quelli buoni dei Cure e Joy Division, mentre il Curtis sornione di “Space Invaders” ci porta improvvisamente nella terra dei canguri, da Mr Nick Cave per la precisione.

Il disco si chiude con un pezzo discordante dal resto dell’album ma non per questo meno bello, “Tropic Cancer“ parte infatti come una tipica ballata acustica per poi evolversi ed attraversare tutti i territori dove i Gossip, capeggiati dal terrorista Curtis, si muovono in piena libertà: la new wave degli Interpol , il glam rock del Duca Bianco e l’indie rock degli anni ’00.

Tra qualche anno anche per noi malati di musica sarà dura distinguere un gruppo italiano da uno inglese o americano, ma se la globalizzazione musicale porterà dischi di questo livello saremo felici di farci disorientare da questa nuova “musica comparata”.