Jónsi – Go

Jónsi ama mascherarsi da uccello, indossa piume colorate, fascia il suo corpo con tessuti morbidi e dipinge il viso fino a vedere la Terra da lontano, in alto, in volo. Appartiene all'aria, non può camminare né nuotare. Jónsi ha bisogno di sentirsi sospeso, si nutre di ciò che non sazierebbe nessun altro. E' probabile che Go lo abbia scritto rannicchiato sui rami di un albero secolare, mentre al tramonto gli stormi prendono la direzione del sole che scompare. Jónsi che appunta le sue idee su un taccuino smangiucchiato e canticchia melodie, trova le parole, si stropiccia gli occhi. Voci e musiche introvabili altrove, se non forse in mezzo al denso delle nuvole. Chi ha voglia di capire che diavolo di arte sia la sua troverebbe conforto in aggettivi tipo "Barocca". La questione è che non vogliamo chiamare la sua musica per nome, perché un nome non esiste, né un aggettivo, né verbi adeguati. Cos'è che sta in mezzo alle nuvole? Aria. Acqua. Cielo, forse. Un uomo-uccello che divora gli elementi, li rende suoni, con pazienza cuce i vestiti che avvolgono i pensieri. Go è una confessione, l'invito ad andare. Dove? In alto, forse. Lassù dove lui si ritrova spesso a guardare tutto il resto, tutto quello che quotidianamente comprendiamo, senza sforzo, in mezzo ai nostri spazi. Jónsi ci invita ad allargare le ali, forse gli occhi e a smetterla di guardarci le punte dei piedi e a fare attenzione a non inciampare. Basta imparare a volare.