Kafka – Geografia

Trio strumentale dai riferimenti stilistici vicini a quelli dei Tangerine Dream dalle matrici più vaporose, i Kafka rilanciano con "Geografia" – terzo passo di un percorso intrapreso nel 2002 che inizia a ben delinearsi – le loro attitudini, in un album che era stato pensato per la soundtrack di una coreografia curata da Frank Micheletti.

 E in effetti, come spesso accade per i progetti di questo genere, manca la parte visiva che avrebbe dato più senso alle partiture scritte dalla band, ma questo non toglie all'ascoltatore l'ipotesi di immaginare scenari possibili, in un'esperienza imprescindibile da un tramonto e da una certa atmosfera di circostanza. I ragazzi disegnano linee melodiche che si sovrappongono senza creare molte tensioni, in una sorta di viaggio lineare, che non conosce svolte improvvise né troppe pause di riflessione.

La musica dei francesi trova la sua forza espressiva in particolar modo nei brani più lunghi e articolati ("Idio's Groove") dove le trame di chitarra elettrica si vanno a innestare con buoni risultati in una intelaiatura di beats e suoni ripetuti, anche se – nel suo insieme – il progetto manca sotto l'aspetto dell'originalità.