Knut – Wonder

Tutto si potrebbe dire degli svizzeri Knut, attivi sin dal 1994, tranne che il loro percorso soffra di prevedibilità. Il nuovo lavoro parte di botto a velocità sostenuta, come un Minipiner tritatutto avviato per sbaglio. È Leet a dare il via alle pesanti danze di Wonder, lavoro non di certo originalissimo ma sicuramente onesto. Le direttive della band si appoggiano su ritmica spezza ossa, cantato potente, di gola, e chitarre taglienti.

Quindi niente di nuovo dal fronte svizzero ma la band risulta credibile, come del resto lo è il suo songwriting, proprio per questo atteggiamento no compromise e per la potenza della produzione. I brani sono magli su cui è applicata un velo appiccicoso che contiene schegge di vetro molto pericolose.

Escono per la Hydrahead che di certo non ha bisogno di presentazioni né annovera fra le sue fila gente incapace di colpire violentemente, e a fondo, chi ascolta. Ma i Knut non sono solo potenza, vantano una vena progressiva, maestosa nel suo incedere, matematica in Ultralight BackPacking.

Rabbiosi, e capaci tecnicamente, soffrono sulla lunga distanza però di una mancata evoluzione o distacco se preferite da schematiche legate al verbo post-core. Per il resto il disco ha la compattezza di una pizza di ghisa, di un quintale, lanciata a folle velocità sulle vostre orecchie (Fast Forward Bastard).