Kooks, the – Konk

Kooks, the – Konk

Forti del successo del 2006 di INSIDE IN / INSIDE OUT (1.000.000 di copie vendute in U.K.) i Kooks puntano sul sicuro con un album realizzato sulla falsa riga del precedente.
Non mancano infatti in questo nuovo KONK i magistrali urletti di Luke Pritchard, Pete Denton e Hugh Harris alternano con sapienza chitarre acustiche ed elettriche, mentre la sezione ritmica guidata da Mark Rafferty e Paul Garred si addolcisce virando decisamente verso un pop da classifica, dove abbondano coretti e battiti di

L’effetto sorpresa è però svanito, e della band rivelazione del 2006 non rimane che l’ennesimo gruppetto (indie)pop britannico, più dedito alla cura della propria immagina che alla musica.
Risultato è un disco pieno di potenziali hits, oltre alla già nota “Always where i need to be”, spiccano l’iniziale “See the sun”, perfetto singolo da spiaggia, la stonesiana “Do you wanna”, molto vicina allo stile grezzo dell’esordio, e la punkeggiante “Stormy weather”, che ricorda (forse troppo) il muro chitarristico della “London calling” di Strummer e compagni.

Per il resto il disco scorre piacevolmente tra ballate solari dal ritornello killer (Mr.Maker, Love it all, Shine on) ed altre che sembrano delle vere e proprie b-sides di INSIDE IN/ INSIDE OUT ( Gap, Sway, Down to the market).

Più convincenti i brani di chiusura, dalla deliziosa “One last time” in sapore Shins, alla reggaeggiante e strampalata “Trick of time” fino all’ultima traccia nascosta, dove Pritchard si mette alla prova supportato solo da un’acustica e un impalpabile coro.

Come disse Caparezza “il secondo album è sempre più difficile…” e questo KONK, sebbene sia un disco orecchiabile e ben realizzato, con i suoi coretti paraculi e testi adolescenziali ridimensiona fortemente i Kooks al cospetto di altre indie/band quali gli Arctic Monkeys, i Franz Ferdinand ed anche i più anonimi The View.