Korn – MTV Unplugged

Korn – MTV Unplugged

Gli Mtv Unplugged hanno sempre riscosso un gran successo. La trasmissione che di recente ha riaperto i battenti, cerca di rinverdire i fasti dei memorabili concerti degli anni novanta, ormai diventati leggendari. Come dimenticare le serate acustiche dei Pearl Jam, Kiss e soprattutto Alice in Chains e Nirvana, considerate ultime grande testimonianze dei grandi leader delle due band, Stainley e Cobain, che troppo presto hanno lasciato questo pianeta.
Inoltre, l’incisione dei concerti su disco (Kiss, Brian Adams, Alice in chains, nirvana) spedirono molti di loro nel novero dei veri classici da ascoltare sempre e comunque con immenso piacere.

Uno dei grandi gruppi su cui si basa la rinascita dell'Mtv Unplugged è proprio i Korn, pochi mesi dopo la serata di apertura affidata a Bon Jovi. Ed eccoci alla versione su disco.
Il gruppo di Jonathan Davis, anche se orfano del dimissionario Brian Welch (e dello smalto dei tempi migliori andati), offre una prova degna del nome ingombrante dell'evento, proponendo una scaletta che considera poco le nuove produzioni (giustamente), proponendo alcuni dei classici migliori della sua carriera.

In questa dimensione inedita, le canzoni, pur perdendo forse eccessivamente nella tipica verve rabbiosa che le contraddistingue, assumono nuovi interessanti connotati, che luccicano a dovere nella caratteristica atmosfera soft della serata. Il loro andamento prende movenze sensuali e morbide, si veste di etnico con un tocco di ritmica sudamericana, e protende la propria forza espressiva in direzione di una emotività dai tinti nostalgici e riflessivi, una sorta di lato nascosto della loro tipica musicalità.

Non si può dire di trovarci di fronte ad un nuovo classico alla pari degli illustri predecessori ma l'obiettivo è raggiunto pienamente e il concerto convince in ogni suo momento.
Ad aggingere un pizzico di interesse in più concorrono anche gli interventi di Amy Lee degli Evanescence (duetto in "Freak on a Leash", veramente una versione ben riuscita), e di Robert Smith dei Cure, donando un tocco di classe in più ad una scaletta che, tra l'altro, vede anche la proposizioni di grandi cover tutte peraltro ben riuscite: "Creep" dei Radiohead, "In Between Days" e "Love Song" degli stessi Cure.

Forse i soliti puristi storceranno il naso, ma quello che si ascolta è particolare e gradevole.