Kula Shaker – Strangefolk

Kula Shaker – Strangefolk

A volte si dà per spacciata una band con troppa fretta. Capita spesso infatti che lo stesso gruppo di “desaparesidos” riesca a sorprenderti con un disco pieno di vita e d’energia. È ciò che accade oggi con “Strangefolk” dei Kula Shaker. I più li ricorderanno come gli ultimi pionieri di un Brit Pop che non c’è più, come gli ultimi esponenti di una scena che cambiò l’Inghilterra (e non solo) intorno alla metà degli anni ’90. A undici anni dal debutto e a otto da “Peasants, Pigs & Astronauts” la band londinese capitanata dall’estroso Crispian Mills torna ora (complice la feconda ondata british che sta invadendo da due anni a questa parte il vecchio continente) con un disco che non cambierà certo la storia della musica, ma che si mostra senza paura per quello che è: puro intrattenimento Pop. La formazione inglese ripropone gli stilemi musicali che tanto portarono fortuna nei ’90 e non sbaglia il colpo; il lavoro fonda la sua forza tra l’equilibrio che intercorre tra le soluzioni Pop-Rock di stampo Indie (Out on the Highway viaggia tra melodie accattivanti, condite efficacemente da chitarre vigorose e sanguigne) e i fraseggi più psichedelici e intimisti (la traccia che dà il titolo al disco si mostra come uno sfogo asserito su un sottofondo di arpeggi orientaleggianti). Se la passione di Mills per l’oriente è cosa nota, è cosa a noi lieta sapere che questa passione riesca a consegnare alle orecchie degli ascoltatori delle pagine così intense di musica difficilmente classificabile. I bassi pulsanti di Song Of Love si intrecciano piacevolente con il lento incedere della voce (che pare anch’essa essere indecisa se calcare le orme di un Liam Gallagher ancor più isterico oppure di accontentarsi di una timbrica più tenera e rilassata). Le continue scorribande di un Hammond davvero ben incastonato nei pezzi, l’energia che scaturisce dalle sei corde (subito sedata da puntuali inframezzi strumentali dal sapore d’oriente) e una certa voglia di riscatto che pervade l’intero lotto di pezzi, consegna alla critica un lavoro onesto e ben riuscito. Non certo originale e coraggioso ma molto molto fruibile. Crediamo del resto che nel 2007 essere originale faccia ormai rima con il seguire le proprie inclinazioni artistiche, ignorando le mode e le tendenze.