Leanza, Diego – Diego Leanza

"DIEGO LEANZA" ! Ragazzi segnatevi questo nome, giuro che se avessi due soldi scommetterei su questo nuovo rocker nostrano. Non esagero se dico che questo esordio, "DIEGO LEANZA I", ha tutto per spopolare e passare dall'anonimato dell'autoproduzione alle vetrine della televisione. Basta ascoltare questa scarna scaletta, appena 8 pezzi, per rendersi conto che Diego non ha lasciato nulla al caso e sopratutto non ha voluto riempire il disco con orpelli inutili ma ha puntato sulla qualità, e nel disco c'è n'è molta. L'oscuro passato di questo turnista di lusso, vanta collaborazioni con Cindy Blackman (Lenny Kravits, Carlos Santana), ci parla di un giovane chitarrista napoletano formatosi nel metal e maturato attraverso la new wave per tornare alle basi: Beatles, Rolling Stones, Jimi Hendrix, Lou Reed, Doors ecc. Influenze palesemente presenti in queste 8 tracce dove si sommano gli inevitabili influssi italici: Rino Gaetano, Capossela, De Gregori ma anche i più giovani Bugo, Mao, Pan del Diavolo e Vittorio Cane.

Il disco si apre sulle note scazzate di "Feedback man" dove un ciondolante Diego spara le sue rime metropolitane che parlano di "…piastrelle bianco lurido…" e "…baci finiti sulla carte igienica…", si segue con la beatlesiana "Senza fermarsi un attimo a riflettere" dove Mr Lenza mostra le proprie doti da "popsinger". "Marta e la polvere" si sposta invece dalle parti di un certo cantautorato non lontano da quel "Folk Studio" che tanto ci manca in questi ultimi anni di Ligabue e mummie varie. Notevole anche il blues malato di "In viaggio" dove Diego ci stupisce ancora svelando una via credibile per un blues nostrano.

Ora basta tagliare i ponti con questa palese anglodipendenza e Diego sarà pronto per il grande salto.