Lennon, Sean – Friendly Fire

Sean Lennon – Friendly Fire

Diciamo la verità. I figli di papà vengono quasi sempre adocchiati come dei fortunati opportunisti che vivono di rendita. Chi, all’interno di questa speciale cerchia, potrebbe permettersi di crogiolare al sole in maniera più tranquilla di Sean Lennon? Eppure il ragazzo, fin dal suo esordio discografico datato 1998, ha dimostrato di saperci fare. Buon sangue non mente; se è vero che la gentica è una scienza esatta, allora ben si capisce da dove viene la genialità delle melodie di questo “Friendly Fire”. Le influenze paterne appaiono forse ancor più evidenti che nell’esordio “Into The Sun”. La voce invece (quella no) non è la stessa di John: Sean è più delicato, dai toni più introspettivi.

Il disco è composto da dieci brani ispirati alla magia dei Beatles e alla solarità dei Beach Boys, al quale hanno contribuito ospiti del calibro di Yuka Honda, Harper Simon, Yoko Ono e Vincent Gallo. Dead Meat è la traccia che più ricorda la musica dei Fab Four. Le sue eleganti progressioni al piano e alla chitarra acustica ben si legano con la voce di Sean, straziata da una calda e vivace malinconia. Colpiscono i toccanti intermezzi strumentali sui quali campeggiano con grande presenza una sezione d’archi che dona ancor più inquietudine al brano. Wait for me invece sembra scritta dal beatle pacifista George Harrison. Voce e chitarra si inseguono a vicenda in un brano tanto semplice quanto fascinoso e elegante.

Le melodie sono di quelle che raramente si scordano. Il brano che dà il nome al lavoro riassume infine tutta l’inquietudine che ha tormentato Sean negli ultimi anni. Dolci arpeggi in acustico sorreggono (e contribuiscono a creare) un’atmosfera dal phatos incredibile. “Friendly Fire”, scritto dopo una serie di tragici eventi personali, contiene anche la cover di Would I be the one di Marc Bolan ed un DVD con dieci cortometraggi (uno per pezzo) diretti da Michele Civetta.