Lento – Icon

I Lento non sono mai stati una band dedita alla melodia, gli strappi alla regola sono per lo più passaggi rarefatti che lasciano il posto a potenti deflagrazioni nate da riff reiterativi. Icon è il degno sucessore di Earthen, la sua apertura è affidata Then, due minuti che preparano le orecchie alla successiva Hymn, un brano aggressivo che racchiude in sé tutta l'essenza della band.
Gli arpeggi circolari, la distorsione pesante del basso e il peso della sezione ritmica che si abbatte sull'ascoltatore sono il vero marchio di fabbrica di questa band che cresce ad ogni disco.
Non da meno si presenta Limb, altro macigno angolare capace, a volumi alti, di demolire tutti gli ammenicoli che avete in casa.
Ma è con Hymen che le cose si complicano davvero: le chitarre raddoppiano le loro emanazioni distorte avvigghiandosi al giro del basso mammut, le pelli vengono torturate con forza e violenza, il risultato è un'inarrestabile mantra infernale di quattro minuti granitici.
Si parlava di atmosfere rarefatte qualche rigo su ed ecco che la band capitanata da Lorenzo Stecconi non si fa attendere regalandoci la quasi asettica Throne.
Il loro sludge-doom viaggia in bilico fra le cose dei Pelican, strizzando l'occhio, ma non troppo, ai Neurosis e agli immancabili, sebbene defunti, Isis. Ma i Lento viaggiano per conto proprio, vantando un carattere autonomo e un suono d'insieme che rende questo disco orginale nonostante il songwriting dei singoli pezzi mostri molti punti di contatto con le suddette band.