Leominor – December

Leominor – December

“December” è un disco ispirato al libro tibetano dei morti e ha un incedere maestoso e sognante. Questo pimo parto dei Leominor, band nata nel 2007 dalle ceneri dei Wood, consta di quattro lunghi brani, per lo più strumentali, che si avvicinano per stile agli ultimi, ahinoi sciolti, Isis.
I brani pescano a piene mani da Turner e soci, non disdegnando atmosfere vicine ai Neurosis, deprivati però della parte più parossistica e violenta delle due band madri. Buona la cover-art cartonata.

I quattro ragazzi puntano sul sicuro utilizzando la formula vincente dei chiaroscuri emozionali, nati dallo scontro fra parti melodiche arpeggiate in crescendo che successivamente deflagrano in potenti accordi aperti (GCIG).
“Gnyis-gsum”, secondo brano di dieci minuti abbondanti, riprende lì dove l'opening-track si era conclusa lasciando le cose sostanzialmente immutate. Si punta sulla progressività, arricchita da un esplosivo guizzo finale para-tooliano che rende onore alla band.

La registrazione dell'instancabile Lorenzo Stecconi (Lento), affiancato dal fonico Matteo Spinazzè (Zu), è volutamente retrodatata di un decennio, per dare continuità ai suoni di un disco che sembra un ponte di congiunzione fra la roba della Neurot e il post-rock. “Bzhi” alza il tiro mostrando il lato più delicato e ambient della band che, nelle registrazione, decide di rinunciare al basso per un amplesso fra le due chitarre impegnate a tessere intrecci sostenuti dalla batteria e da qualche timido loop.
Chiude questo viaggio “Inga”, quattro minuti che sembrano solo una coda superflua del precedente brano.

Sia chiaro che non c'è nulla di nuovo sotto il sole, tutto è già sentito e precedentemente suonato da maestri del genere. La fantasia è relegata in un angolo sovrastata dall'uso, intelligente, della tecnica al servizio di idee dilatate, funzionali allo scopo della band.
Onesti e solidi li aspettiamo alla nascita del secondo genito per fugare qualche lecito dubbio.