Ligabue – Arrivederci Mostro

Ligabue – Arrivederci Mostro

C’è stato un preciso momento in cui Ligabue avrebbe potuto staccarsi dal carrozzone del pop per provare a fare veramente della “buona” musica, quella che da sempre dice di amare. Era il 1998, ed il successo cinematografico della sorprendente pellicola “Radiofreccia” aveva fatto il paio con il botto clamoroso di “Buon Compleanno Elvis” del 1995. Il buon Luciano era sulla bocca di tutti e non aveva più nulla da dimostrare, finalmente d’ora in poi sarebbe stato paragonato a De Gregari, Guccini chissà a Bob Dylan !!!

Importante per il Liga adesso era risolvere la sua anima borderline, quella che gli faceva citare Neil Young e coverizzare i R.E.M. da una parte e lo trasformava in animale da classifica dall’altra, all’inseguimento nientemeno che del Vasco Nazionale. Ci vollero 4 anni ma alla fine “Miss Mondo” fu partorito e tutti gli interrogativi vennero fugati in pochi ascolti. Il nuovo album era una copia fiacca, sia come suono che come scrittura, del precedente e la mancata svolta presagiva che il Liga non avrebbe mai raggiunto il maestro De Gregori. Le successive uscite, sempre più nazionalpopolari, avrebbero chiarito definitivamente la vera pasta di un mestierante che, trovata la formula vincente, l’avrebbe riproposta all’infinito, proprio come aveva fatto il Blasco, ma con alle spalle almeno un incetta di capolavori che il rocker di Correggio ormai non raggiungerà più.

Ma ora lasciamo perdere i se ed i ma ed analizziamo questo nuovo “Arrivederci Mostro”. Iniziamo col dire che l’appellativo “nuovo” poco si addice a questo album che risulta uguale per tematiche: i soliti rodimenti di un rocker in pantofole di velluto annoiato e che si guarda bene dal fare nomi e cognomi (tutti sono possibili acquirenti), per scrittura: la solita prosa da chierichetto scout che sogna Bukowski, e soprattutto questo “Arrivederci Mostro” è uguale musicalmente a tutti gli album precedenti: sound iperprodotto e super pompato che consiste in insulse trame musicale con al centro un ritornello slogan ed il solito Capitan (???) Poggipollini che finge di suonare la chitarra. Come aveva fatto nel 2002 con “Fuori come va ?” scimmiottando gli Strokes, Ligabue cerca di aggiornarsi anche stavolta proponendo un brano come “La verità è una scelta” dalle spiccate sonorità elettroniche, visto che siamo in pieno revival anni’80.

Le altre canzoni si susseguono ognuna simile se non uguale alla precedente, fatta eccezione per “Taca Banda”, forse l’unico brano con un pizzico di sentimento e partecipazione. Da segnalare in negativo la moscia ballata “Caro il mio Francesco” dove un Liga, piccato forse ancora dall’imitazione di Neri Marcorè…, riscrive un’ “Avvelenata” che più che mostrare un artista incazzato ricorda lo sfogo di qualche anno fa di Mughini, stizzito da chi lo appellava “opinionista calcistico” invece che intellettuale.

Tranquillo Liga, i palasport si riempiranno anche quest’anno, con un po’ di fortuna piazzerai un altro brano in uno spot, però in questo infinito “Happy Hour” non pretendere un rispetto che va meritato con la passione ed il coraggio che hai barattato per il successo !