Long Distance Calling – Avoid the Light

Long Distance Calling – Avoid the Light

Tutti noi, o quasi, abbiamo fatto le nostre belle indigestioni di post.
Post cosa vi starete chiedendo.
Post tutto, dal folk alla new wave passando per il metal.
I Long Distance Calling fanno parte dell’ultimo genere, ma suonano in modo più pulito.
Insomma pensate alle onde magmatiche degli Isis ma senza il cantato growl, ai chiaroscuri dei Cult Of Luna senza le loro onde selvagge, e alle cavalcate mogwaiane e ci siete molto vicino, “Apparitions”.

Detto questo scattano le domande di routine, quanto una band come questa appare derivativa?
Quanto la loro personalità viene accantonata per dar luogo a repliche insulse?
Nel caso dei L.D.C sembra, per fortuna, che la cosa non sia poi cosi deleteria e le risposte indichino un buona personalità.

Il combo ha buone idee, il songwriting regge e i brani sono ben suonati, “Black Paper Planes”, un brano potente ed emozionale che cresce di minuto in minuto trascinando l’ascoltatore in un vortice ricco di esplosioni al fulmicotone

Il disco si snoda sulle melodie gilmouriane di “I Know You, Stanley Milgram!”, che forse toppa sul finale un po’ troppo aggressivo, come se la band nutrisse il bisogno di dimostrare il lato duro: spesso le sezioni metal vengono smussate dalla dolcezza di alcune atmosfere quasi oniriche.

Certo, nel prossimo si potrebbe andare molto oltre con i giusti accorgimenti ma “Avoid the Light” dimostra un’evoluzione sensibile rispetto al loro precedente lavoro.
Per ottenere il disco della consacrazione bisogna alzare il tiro, ma sottovalutare questo lavoro è da miopi.