Majakovich – Man Is a Political Animal By Nature

Francesco Sciamannini, Leonardo Antonelli e Francesco Pinzaglia sono i Majakovich, accompagnati su questo lavoro da ospiti illustri: Giulio Ragno Favero, non solo in veste di produttore, Xabier Iriondo, Vanni Bartolini, Giovanni Ferliga, Luca Bottigliero e Richard Tiso come esecutori. Nel loro mondo le chitarre sono le regine assolute, in ogni salsa taglienti o melodiche che siano le asce governano i brani.

L’apripista If I Could Take A Light, eseguita come fossero dei dei Queens Of The Stone Age nostrani ma con più convinzione e idee sicuramente più fresche, ne è una chiara dimostrazione. Le linee melodiche della voce mi ricordano insistentemente Robert Smith e i suoi pornografici Cure.

Ma c’è dell’altro: un certo andamento progressivo delle chitarre che, per azzardo, si avvicina agli arpeggi di Adam Jones (Leonard Smile Part 1). Non mancano le ballate come Leonard Smile Part 2, lunghe e sognanti, ricche di riverberi elettrici che si schiantano in chiusura diventando rumori di fondo misti ad uccelli canterini e passi d’uomo di cui non sapremo mai il nome. I richiami ai Crazy Horse, impegnati in quelle lunghe cavalcate, che tanto piaccio a Neil Young, sono qui particolarmente evidenti. Subito dopo si riparte su ritmica nervosa, urticante, e voce filtrata per un’ostica L’era Della Massoneria, un titolo molto significativo di questi tempi. Vicina ai ’90, a quel sound nervoso a cui ci ha abituato Chicago, la band risulta adrenalinica, emozionale e matematica, tre cose apparentemente inconciliabili ma che, alla luce dei fatti, partoriscono un’uscita molto importante e mai scontata.

Man Is A Political Animal By Nature è un disco dalla doppia faccia, in alcuni passaggi pretende un’attenzione superiore alla media, in altri si lascia scorrere a meraviglia.

In medio stat virtus