Malevolent Creation – Eternal

Malevolent Creation – Eternal

Coerenza, ancora coerenza! Nonostante l’ennesimo cambio di line-up la linea d’assalto dei Malevolent Creation resta la stessa. Via lo storico cantante, è Jason (già bassista) a tirar fuori le sue corde vocali e dipingere di grigio le cupe strofe disegnate da Fasciana. Ed il suo compito lo porta a termine a dovere, talvolta riuscendo anche ad inserire un approccio più cadenzato nel cantanto (Blood Brothers). Leggermente meno drastica di Hoffmann, ma probabilmente con una personalità più singolare, la sensazione che ci regala la voce di Jason è che riesce ad amalgamarsi perfettamente al sound dei MC di metà anni ’90.
Il tutto senza dimenticare la new entry dell’album, Dave Culross alle pelli, che si presenta come un ottimo sostituto dei suoi predecessori riuscendo a raggiungere vette tecniche addirittura più alte e stupendo in quanto a velocità e precisione.

Sicuramente ci troviamo davanti ad un gruppo non convenzionale, una band che riesce davvero ad essere fedele ad un’unica fede e portare avanti le proprie idee senza farsi condizionare minimamente dal music-business, dagli anni che passano né tanto meno dai nuovi fenomeni nascenti (si sta innalzando proprio in quegli anni la bufera nu-metal). E questo sicuramente non garantisce il mainstream ai Malevolent (non che loro lo desiderino), ma d’altro canto permette di raggiungere una piccola cerchia di fan e di realizzare tutti i loro più truculenti incubi.
A bene vedere, nonostante il genere e l’approccio siano gli stessi, i Nostri hanno vissuto una forma di evoluzione: infatti se il precedente Stillborn ha rappresentato una sfuriata assassina, con questo Eternal si riconquistano le redini della singola canzone cercando di arricchirla di arrangiamenti e tocchi singolari (le voci di narrazione in sottofondo sono solo un esempio), ma pur sempre legando con un collante inscindibile il proprio sound alla musica estrema.

Alliance Of War e Blood Brothers toccano sicuramente l’apice di Eternal con quella fermezza e quel senso di distruzione inferto, classico dei Malevolent Creation ma che qui emerge ancora più incontrastato e con una consapevolezza più irruente rispetto al passato.
In To Kill Jason sperimenta una voce al vetriolo (effetto vocale) che contribuisce ad alimentare i fattori differenzianti dell’album, proprio a conferma che la band è cresciuta e che dispone di molta più intelligenza nell’utilizzare le proprie capacità. Da annoverare la variegata Tasteful Agony che dopo 1 minuto e mezzo di testi “cantati” (le virgolette sono d’obbligo) apre il sipario ad una seziona strumentale davvero incessante e multiforme in cui è solo il titolo del brano a solleticare i toni medio-alti mentre tutto gira su tonalità cavernicole. L’estrema durezza viene riscontrata anche in They Breed, altra song degna di nota che in sede live farebbe volare un po’ di fan.

Una maggiore cura del dettaglio, una costruzione dei brani più intensa, degli assoli mozzafiato, ecco cosa ci lascia Eternal, caratteristiche che avevamo già riscontrato in Retribution e che ritornano a più di 3 anni di distanza posizionando gli americani tra le band estreme del momento che hanno più contenuti da dire.