Manic Street Preachers – Journal for Plague Lovers

Manic Street Preachers – Journal for Plague Lovers

“Journal for Plague Lovers” è un disco che ti entra in testa fin dai primissimi ascolti. La sua frizzante energia ci ha contagiato dopo appena uno o due ascolti, grazie ad un Rock solare e ben suonato. Prodotto da Steve Albini e Dave Eringa, il nono album della band gallese è partito da serie di scritti lasciati da Richey Edwards all’amico bassista Nicky Wire poco prima di sparire nel nulla, nel febbraio del 1995. Ecco spiegato il riaffiorare di certo spirito militante condito con un deciso e sanguigno Punk Rock.

In verità il disco è molto di più di un semplice agglomerato di canzoni di buona specie. Il lavoro traccia una linea retta in cui si individua una decisa consapevolezza dei propri mezzi e una fortissima voglia di riemergere (dopo le sbiadite prove degli ultimi anni). Ne viene fuori un sound ruvido (ma al contempo molto avvolgente) in cui le chitarre e le improvvise impennate di Me and Stephen Hawking vengono accostate con piacere alle solari armonie dell’acustica This joke sport severed, una delle tracce più emozionanti ed eleganti dell’intero lotto.

La voce di James Dean Bradfield rappresenta qualcosa di unico; un mix di forza e passione, un concentrato di sensualità e potenza che stravolge ogni brano regalando emozioni sempre nuove e vive. Del resto la band cerca di assecondare le sue eleganti performance con uno stile che richiama un Punk Rock architettonicamente ben organizzato.

Un plauso particolare va dunque fatto ad una band che ha saputo costruire attorno a sé uno zoccolo duro di appassionati (nonostante le varie vicissitudini patite) confermandosi una delle formazioni più interessanti dell’ultima generazione Britannica.