Manic Street Preachers – Postcards From A Young Man

È ormai da qualche anno che questi Gallesi rampanti sfornano dischi freschi e divertenti. Di certo il sound dei Manic Street Preachers non verrà ricordato per l’originalità della sua architettura ma una cosa è certa: l’alchimia che si crea accostando l’elettrica di Nicky Wire e la voce squillante di James Dean Bradfield lascia l’ascoltatore quanto meno soddisfatto dell’acquisto fatto.

Nella fattispecie “Postcards From A Young Man” rappresenta un degno seguito per i fortunati “Send Away the Tigers” (2007) e “Journal for Plague Lovers” (2009). Abbandonata per certi versi la malinconia di alcune idee espresse durante la fine dei ’90, la formazione Gallese, tira fuori anche per quest’album una serie di pezzi solari e coinvolgenti, all’interno dei quali il volume delle chitarre viene pompato al massimo, con sommo godimento dell’ascoltatore meno avvezzo ai virtuosismi.

La misteriosa scomparsa (probabile il suicidio) di Richey James Edwards ha da sempre influenzato la loro musica, non foss’altro per la pesante eredità rappresentata dai testi e dai brani composti dal musicista prima della sua dipartita. Se con “Journal for Plague Lovers” (2009), la band aveva attinto a piene mani dal materiale inedito dell’ex compagno, con quest’ultima fatica i brani sono stati partoriti con calma e con maniacale attenzione nel corso dell’ultimo anno.

Il risultato dell’ossessiva attenzione riservata alla fase di produzione ha portato come dote un disco forse leggermente più barocco rispetto al passato, dove trovano libero sfogo anche degli splendidi archi (perfetti se accostati all’ugola bianca di James Dean Bradfield) e dove la sezione ritmica risulta più addomesticata del solito.