Marlene Kuntz – Uno

Marlene Kuntz – Uno

I Marlene Kuntz superano sé stessi. “Uno” vuol dire voltare pagina, fare il sunto dell’esperienza passata, metterla a frutto, con intelligenza e piena maturità. Significa aprirsi totalmente alla bellezza delle melodie, alle collaborazioni di spessore, alla profondità raggiunta mettendosi a nudo, senza filtri o distorsioni; a viso aperto.

Un disco che si muove – nell’interezza delle sue dodici tracce – come una donna consapevole della propria bellezza, che scatena l’attrazione senza aver bisogno di trucchi eccessivi e fuori luogo.
Godano e soci sono ormai in simbiosi con Gianni Maroccolo che, oltre a suonare il basso con inimitabile sagacia, produce l’ennesimo disco di qualità della sua carriera. Una produzione con i fiocchi, capace d’incastrare – nelle trame predefinite del gruppo piemontese – una bella collezione di pietre preziose: il piano di Paolo Conte (classe estrema al servizio della ritmica operaia), la sezione d’archi – sospesa e fluttuante – in Stato d’animo, ed i cori eterei di Ivana Gatti. Il segreto sta tutto nella circolarità del suono, nel continuo evolversi, mai scontato e fuori da ogni prevedibile sviluppo.

Nel booklet i testi di Cristiano sono accompagnati dai commenti di alcuni scrittori (tra gli altri: Stefano Benni, Carlo Lucarelli e Gianmaria Testa), che danno un ulteriore spessore dal sapore letterario ad un album concepito proprio per essere apprezzato nella sua totalità; musicale e di significato.

Difficile, infatti, individuarne un singolo brano da sollevare a simbolo; un’opera che potrà anche insospettire i fan più aderenti alla claustrofobiche visioni del passato, ma che senza dubbio non rappresenta un passo in avanti del gruppo, perché, ad occhio, sembrano almeno due.