Maximo Park – Our earthly pleasures

Maximo Park – Our earthly pleasures

E’ destinato a suscitare pareri contrastanti questo Our earthly pleasures, secondo disco degli inglesi Maximo Park. Perché se da una parte ci si aspettava il naturale discendente di A certain trigger, dall’altra non si può rimanere insensibili di fronte a quaranta minuti piacevoli, non memorabili, ma onesti e sicuramente sopra la media dei vari riciclaggi new-wave che attualmente intasano il globo terracqueo.

Paul Simth e soci riescono nell’impresa di non tornare sugli stessi passi che hanno caratterizzato il cammino del debutto, e trovano nuove strade che portano dritte ad un’ottima compiutezza armonica, e ritmica. Un disco fatto con maggiore attenzione dei particolari e con piena coscienza dei mezzi a disposizione.

Buone le arrembanti esecuzioni di Our velocity e The unshockable, ottimamente bilanciate dalle atmosfere più distese di Books from boxes e Sandblasted and set free, con la voce di Smith che si rivela sognante, suadente, affascinante. Un certo gusto retrò affiora in Russian literature (l’intro di piano non può che rimandare ai migliori Supertramp), abbellendo il contesto e senza invadere eccessivamente lo spazio armonico.

Non mancano situazioni più taglienti e se vogliamo più cool, come il ritornello di Girls who play guitars, ma questo rientra in un ambito complessivamente impegnato nella ricerca di uno stile proprio.

Manca di certo una vera sorpresa, quel colpo del ko necessario per buttare giù le ultime perplessità sul loro conto, ma, ai punti, possiamo sicuramente assegnare la vittoria alla band di Newcastle e sperare che nel prossimo futuro continuino in questa direzione, possibilmente, senza mai voltarsi.