Megadeth – Endgame

Megadeth – Endgame

Esce per Roadrunner records il nuovo lavoro in studio dei Megadeth, il dodicesimo della band capitanata da Dave Mustaine, e come di consueto si tratta di una prova che non lascerà indifferenti né i fan più fedeli e né tanto meno i detrattori di vecchia data.

Questo perché se da una parte i dodici pezzi proposti rimettono in piedi, in qualche maniera, un sound che negli ultimi anni si stava appiattendo verso una monotonia sconfortante, dall’altra aggiungono ben poco a una storia che ha conosciuto momenti di maggior gloria.

Il disco vive sul cortocircuito che s’instaura tra la voce di Mustaine, senza lode né infamia, e gli intrecci tra la sua chitarra e quella di Chris Broderick (alla prima prova con i 'deth dopo la dipartita di Glen Drover), autentico asso nella manica della band. Nascono da quest’incontro riuscito gli scenari apocalittici di “44 Minutes”, le ruvide tensioni di “Bite The Hand That Feeds”, e le contorsioni di “Head Crusher”, probabilmente il passaggio meglio riuscito per approccio e potere penetrativo. Capitolo a parte per “The Hardest Part of Letting Go… Sealed with a Kiss”, l’unico pezzo che propone, in apertura e sul finire, dei momenti di maggior rilassatezza e quindi, nel suo insieme, una buona mutabilità.

“Endgame” si lascia ascoltare senza grandi impedimenti, scorrendo via liscio, e questo lo rende un album commestibile anche a chi di metal ne mastica poco: a voi giudicare se può trattarsi di un punto a favore o meno.