Metallica – Load

Metallica – Load

Album della svolta o della discordia, chiamatelo come volete, Load, come già il precedente Metallica, ha rappresentato, nonostante tutto, un punto cardine nella carriera dei Quattro Cavalieri. Mai intenzionati a proporre nei nuovi album la ricetta del lavoro precedente, i Metallica hanno sempre mostrato fermezza nella loro scelta di guardare sempre avanti, spesso cambiando completamente le carte in tavola.
Molto difficile trovare difatti, anche nei primi album intrisi sin dalle fondamenta del Thrash dei vecchi tempi, troppi punti di contatto tra un lavoro e l'altro, chiaro segnale della volontà di portare di volta in volta, il contesto base ad evoluzioni sempre diverse.

Se quindi il già citato Black Album aveva permesso loro, con le sue composizioni più snelle, immediate e di grande impatto, di entrare a far parte del novero delle più grandi heavy metal band del pianeta, Load compiva un passo ancor più grande in direttura del caro vecchio hard rock.
Non pochi furono quelli che storsero il naso di fronte ad una scelta tanto diversa e spiazzante, che trasformava la band in un qualcosa di indefinibile, ben lontano dal gruppo che i beniamini avevano imparato ad amare sin dagli esordi.

Troppo spesso bollato come scialbo, poco incisivo, easy e poco ispirato, Load, riletto anche dopo alcuni anni, si presenta sin dal primo approccio come un progetto distaccato dalla carriera del gruppo, ma indubbiamente riuscito e ben lontano dall'essere vuoto di contenuti.
Molto interessante sotto il profilo della scelta sonora e compositivo, si carica il compito di inserire all'interno del tipico discorso heavy della band una forte influenza rock oscura e sabbiosa, intrisa in alcuni episodi di un insospettabile spirito blues, davvero ben amalgamato al contesto.

Le composizioni puntano tutto, molto più che nei lavori precedenti(eccezion fatta per il black album), sull'impatto emotivo e il feeling, lasciando ampio respiro alla melodia e ad un forte accento noir nelle timbriche e nei supporti armonici. La scelta ritmica rallenta decisamente il passo, dimostrandosi comunque rocciosa ed in grado di spedire il contesto laddove possa giugere più facilmente a meta, molto più vicino al cuore dell'ascoltatore che in passato.
Certo, non mancano i pezzi veloci, ma il vero nucleo del lavoro si basa su semiballad o su midtempi comunque decisi, colmi di idee melodiche di prim'ordine e capaci di una espressività veramente sorprendente. Spesso si parte con calma per poi giungere a climax di grande trasporto emozionale che comunque rifuggono l'idea scontata in favore di una scelta cromatica particolare, o una sfumatura piuttosto ricercata.

L'unico vero neo può essere rappresentato da un paio di riempitivi in tracklist che vengono facilmente lasciati in disparte data la qualità del resto, che, nonostante tutto, va a comporre l’ultimo episodio veramente degno di nota di una carriera che di lì in poi faticherà parecchio a ritrovare una vena compositiva che possa avvicinarsi a questa.
Ok, va bene, non saranno i Metallica ai quali siamo stati sempre abituati, ma Load è una bell’album, scritto bene, interessante e ben suonato e prodotto.

Chiamateli pure “Rockettara”, ma la qualità è la stessa di sempre. Via i paraocchi!