Mirò, Andrea – La Fenice

Andrea Mirò – La Fenice

“Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Viene spontaneo citare il titolo del romanzo di Erich Maria Remarque per centrare l’andazzo stilistico nel nuovo lavoro in studio di Andrea Mirò.

“La Fenice”, diciamolo subito a scanso di equivoci, è indubbiamente un buon disco, curato negli arrangiamenti, nella scaletta, nelle scelte in generale, ma la lista dei “contro” è altrettanto robusta. La Mirò non si discosta dalle sue maniere abituali, non cerca l’affondo decisivo, il rischio che in qualche modo le farebbe oltrepassare gli stilemi che ce l’hanno fatta apprezzare da sempre, cosicché l’intero album sa di già sentito, di consueto. E si sa, la monotonia è la nemica numero uno di qualsiasi rapporto, anche quello tra artista e ascoltatore.

Queste considerazioni scaturiscono dalle aspettative e dalle speranze che un sesto album si porta dietro. Per il resto vanno messe le evidenziature sul brano d’apertura “Prima che sia domani”, arioso e ficcante al punto giusto, con quel suo atteggiamento Who-oriented; sulla cover di “The Riddle”, pezzo di Nik Kershaw tanto amato (e si sente) da Andrea; e su “Dimentica”, dove fa la sua incursione vocale l’inseparabile Enrico Ruggeri.

Docici canzoni in tutto, senza dimenticare anche la rilettura della commovente “Hymne a l’amour” di Edith Piaf, molte delle quali resistibili, ordinarie, che nel complesso non ci hanno esaltato.